Dante Labs, in massa allo sciopero e al sit-in contro i licenziamenti

Mobilitazione della Cgil a sostegno dei tredici dipendenti raggiunti dal provvedimento collettivo Le richieste del sindacato: revoca della procedura e ammortizzatori sociali. C’è il ricorso in tribunale
L’AQUILA. Revocare la procedura di licenziamento collettivo e ricorso agli ammortizzatori sociali. Inoltre, ai lavoratori vanno erogate le retribuzioni arretrate. Sono i punti fermi della vertenza che coinvolge i 13 dipendenti di Dante Labs, che ieri hanno aderito in massa allo sciopero promosso dalla Cgil. Durante il presidio davanti all’ingresso del Tecnopolo d’Abruzzo, il sindacato ha ribadito la necessità di «ricercare tutte le soluzioni necessarie che passano, innanzitutto, dalla revoca della procedura di licenziamento collettivo e di tutti i licenziamenti intervenuti a ridosso della stessa procedura e dal conseguente ricorso agli ammortizzatori sociali a sostegno del reddito». Nei mesi precedenti altre 7 persone impiegate nell’azienda, specializzata nello studio del genoma umano, sono state mandate a casa. La Cgil ha anche presentato alla sezione lavoro del tribunale un ricorso per condotta antisindacale e sollecita l’attivazione di un tavolo di confronto in sede istituzionale, «per individuare un piano industriale, ed eventualmente anche formativo, di riqualificazione del personale, laddove dovesse ritenersi opportuno, finalizzato al rilancio dell’attività imprenditoriale e alla salvaguardia di tutto il perimetro occupazionale. A tal fine», hanno affermato il segretario provinciale Cgil Francesco Marrelli e i segretari Filcams Andrea Frasca e Alessandra Marchionni, «abbiamo intenzione di inviare agli assessori regionali Tiziana Magnacca e Roberto Santangelo una richiesta di convocazione del tavolo e al presidente del consiglio, Lorenzo Sospiri, una richiesta di audizione, affinché convochi la conferenza dei capigruppo per affrontare la vertenza, che riguarda lavoratori tra i 30 e i 40 anni, giovani, e in molti casi provenienti da altre citta e da altri Paesi, e con alte competenze, che temono di non potersi nemmeno ricollocare sul territorio, e, quindi, di doverlo abbandonare in via definitiva». Per la Cgil, «il territorio rischia di perdere un capitale umano e professionale, compromettendo ulteriormente la già difficile ripresa economica e sociale della città. E ciò in considerazione anche del fatto che l’attività imprenditoriale, che entrava nell’idea dell’Aquila come “Citta della Conoscenza”, rischia, a oggi, di avere altri risvolti, quelli dell’emergenza occupazionale e sociale». Presente al presidio il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci: «Ho inviato una lettera all’assessora alle attività produttive Magnacca, chiedendole di aprire un confronto in sede istituzionale finalizzato alla revoca dei licenziamenti, all’utilizzo degli ammortizzatori sociali e al sostegno di un piano industriale che l’azienda dovrà presentare. Nel tavolo dovrà essere coinvolto anche l’assessore regionale con delega alla formazione, Roberto Santangelo, così da poter prendere in considerazione, se necessario per evitare i licenziamenti, anche la riqualificazione del personale». Al presidio anche i consiglieri di opposizione Paolo Romano e Lorenzo Rotellini: «Nel 2019 il sindaco portava a esempio della città il Dante Labs. Neanche 5 anni dopo si è trasformato da simbolo della rivoluzione delle città medie a chiaro sintomo di come in città la questione lavoro e occupazione sia drammaticamente in caduta».

