De Luca manager senza poteri Spunta una mail-verità al Cam

8 Novembre 2019

AVEZZANO. Cam alla ricerca del sostituto di Flavio De Luca, il manager dimissionario accolto a luglio come il salvatore della patria, quando il Consiglio di sorveglianza – Alessandro Pierleoni,...

AVEZZANO. Cam alla ricerca del sostituto di Flavio De Luca, il manager dimissionario accolto a luglio come il salvatore della patria, quando il Consiglio di sorveglianza – Alessandro Pierleoni, Antonio Mostacci e Felicia Mazzocchi – lo affiancò al presidente Manuela Morgante, per mettere a disposizione «un’esperienza ultra decennale nel campo societario». Un lavoro di fatto mai iniziato per De Luca, consigliere senza deleghe, che dopo aver chiesto invano di poter entrare in gioco, ha gettato la spugna. Quelle dimissioni accettate senza riserve dal Consiglio di sorveglianza, in attesa del verdetto finale sul concordato per la società dell’acqua, però, alla luce delle motivazioni, forse meriterebbero un esame dei sindaci soci. Eccole in un documento di cui il Centro è entrato in possesso. «In assenza di considerazione alle mie proposte», ha scritto De Luca in una mail a Pierleoni, «mi vedo costretto a rassegnare le dimissioni, poiché ai problemi tecnici si è aggiunto il diniego di ricostituire la collegialità del Cdg mediante l’attribuzione delle deleghe dell’amministratore delegato temporaneamente affidate al presidente (Morgante, ndc) dopo le dimissioni dell’ingegner Venturini. Nonché l’esigenza di chiarire le nomine dei dirigenti a interim con ampie deleghe».
Un quadro inaccettabile per il manager che ha scoperto la situazione nel primo consiglio, «quando», aggiunge nella lettera di dimissioni, «le deleghe istruttorie da attribuirmi sono state rimesse per valutazione giuridica a un legale. Ho messo le mie competenze a disposizione della gestione del Cam, ma il Cdg nelle attuali condizioni (presidente con le deleghe già dell’ad e due dirigenti a interim con deleghe) detiene poteri residuali e il compito di prendere atto di scelte fatte altrove. È un modello legittimo, ma svuota il mio ruolo di significato e dello stesso organo. Occorrerebbe», chiosa, «cogliere l’occasione dell’omologazione del concordato per superare la presunta irritualità di alcune scelte, ricostituire la collegialità, anche sostanziale, del Cdg, uscendo da emergenza e temporaneità». (m.s.)
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