De Luca: soccorsi in montagna a pagamento

15 Gennaio 2015

Per il maestro di sci è la ricetta giusta per fermare escursionisti e alpinisti senza preparazione

SULMONA. Far pagare per intero le spese a chi viene soccorso in montagna. È la ricetta che propone Paolo De Luca, teramano, maestro di sci e accompagnatore di media montagna per contrastare le sempre più frequenti tragedie che si registrano sulle nostre montagne soprattutto in questo periodo. Una tendenza in aumento perché è cresciuto il flusso di quelli che desiderano praticare escursioni e arrampicate sia in inverno che in estate perché affascinati dalle alte quote e dai paesaggi spettacolari che si possono ammirare. «Nella maggior parte dei casi si tratta di superficialità e scarsa preparazione», sottolinea De Luca, «molte tragedie si potrebbero evitare se gli escursionisti e alpinisti facessero più attenzione alle indispensabili norme di sicurezza. Spesso però accade che si trovino in difficoltà perché affrontano un sentiero o un percorso alpinistico al di sopra delle loro capacità. Importante è consultare i bollettini meteo considerando che in montagna le condizioni del tempo possono cambiare in pochi minuti, come accade sulla catena del Gran Sasso data la sua particolare vicinanza ai due mari. Molti non lo fanno perché, pensano che in caso di emergenza c’è chi li toglierà dai guai. Per questo dico che un efficace deterrente agli incidenti e alle imprudenze in montagna sarebbe far pagare per intero le operazioni di salvataggio». Oltre ad impegnare uomini e mezzi, il costo dei soccorsi in Italia sono a carico della collettività. «Basti pensare che un minuto di volo di un elicottero medicalizzato può arrivare a costare anche 200 euro», prosegue il maestro di sci. «In Austria e Slovenia il costo del soccorso è a totale carico del cittadino in emergenza. In tal modo l’escursionista ci penserà bene prima di avventurarsi senza la necessaria preparazione e di conseguenza sarà possibile prevenire tanti incidenti con un risparmio anche economico. Soldi pubblici che potrebbero essere utilizzati per l’acquisto di nuove apparecchiature elettromedicali da destinare agli ospedali».

Claudio Lattanzio

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