“De Nino”, Caruso frena sul dissequestro

1 Novembre 2017

Il presidente della Provincia: «Serve un nuovo progetto che certifichi la sicurezza della scuola»

SULMONA. A tre anni dalla chiusura è tutto da rifare sul “De Nino-Morandi”. La scuola di via D’Andrea è stata chiusa ad ottobre 2014 dopo i sigilli della Guardia di Finanza sulle opere di ristrutturazione sismica non a norma. Ora, però, è il presidente della Provincia Angelo Caruso a frenare sul dissequestro dell’edificio, che a suo parere sarebbe legato alla necessità di avere un nuovo progetto dei lavori. Se n’è parlato ieri in un incontro col sindaco di Sulmona Annamaria Casini, il consigliere comunale e provinciale Mauro Tirabassi e alcuni amministratori di Palazzo San Francesco.
«Le ragioni del dissequestro sono strettamente legate alla sicurezza dell’immobile e quindi all’attività di progettazione», precisa Caruso. «La Provincia non intende tornare indietro sulla convenzione con il Provveditorato alle opere pubbliche, ma ora saremo più attenti a seguire la vicenda, perché distrazioni non sono mancate». Nel frattempo, la Provincia, d’intesa col Comune, sta portando avanti l’accordo col Provveditorato Opere pubbliche che sarà soggetto attuatore dei lavori. «Dovrebbe arrivare a breve l’assegnazione dell’incarico al progettista», aggiunge Caruso, «che dovrà avviare una puntuale attività di ricognizione per un progetto che riguarderebbe l’intero edificio, anche se l’obiettivo dev’essere quello di agire sulla parte sequestrata». Intanto, tra rimpalli burocratici e lungaggini della giustizia, i circa 400 studenti degli Istituti per geometri e ragionieri sono stati trasferiti da tre anni all’Iti di Pratola, tra le proteste dei genitori, degli stessi alunni e dei commercianti che gestiscono attività nei pressi della struttura sotto sequestro. Sono ingenti, infatti, gli incassi persi da bar, tabaccherie, cartolerie e librerie sorti proprio intorno alla scuola. Resta, inoltre, in abbandono il piazzale dell’istituto, con vetri rotti, erbacce e sporcizia accumulati in tre anni di chiusura. Per questo si sta pensando a strade alternative per riportare gli studenti in città, come proposto inizialmente dal comitato di ex docenti. Le irregolarità dell’inchiesta sui lavori non a norma dei pilastri sismici riguardano, in particolare, i corpi di fabbrica 1 e 3 del plesso scolastico, oggetto di lavori di adeguamento sismico, dichiarati urgenti dopo il sisma del 2009. (f.p.)
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