De Nino-Morandi ancora coi sigilli Chiesto l’intervento del prefetto

Il comitato cittadino torna in campo per sollecitare il dissequestro della struttura chiusa da anni Il portavoce D’Amico: «La Provincia presenti l’istanza alla magistratura e inizi i lavori nell’edificio»
SULMONA. Il processo si è chiuso per intervenuta prescrizione, ma nessuno ha tolto i sigilli. È destinata a tornare sul tavolo del prefetto Giancarlo Di Vincenzo, l’annosa vicenda degli istituti sulmonesi del De Nino-Morandi, finiti al centro dell’inchiesta della Procura aquilana, per le presunte irregolarità nei lavori post sisma. Ad interpellare la massima autorità di sicurezza sul territorio provinciale è stato il portavoce del comitato “De Nino-Morandi”, Franco D’Amico, pronto a scendere ancora in campo. Nella missiva indirizzata alla prefettura, al Comune di Sulmona e alla Provincia dell’Aquila, il comitato ha chiesto di «discutere del problema e sollecitare l’adozione di ogni più idoneo provvedimento teso alla sua pronta soluzione in tempi certi, ovviamente previo accertamento sull’avvenuto dissequestro dell’opera». Nell’ottobre 2023 per i sette imputati del processo era arrivata la prescrizione. Allo stato attuale, però, l’immobile risulta ancora inutilizzabile e sotto sequestro. Da qui la spinta del comitato affinché sia la Provincia, titolare della struttura, a presentare istanza alla magistratura competente.
Ma c’è di più. Il vertice in prefettura viene richiesto per avviare i lavori nella storica sede della scuola che quest’anno taglierà il traguardo negativo dei dieci anni di chiusura. «Gli enti abituali interlocutori (Comune di Sulmona e Provincia) sembrano aver abbandonato ogni fattivo interessamento, risultando di fatto irraggiungibili o, comunque, non più propensi ad intervenire sulla questione in esame», rileva D’Amico nella missiva. Dopo un periodo di trasferimento della popolazione scolastica all’Iti di Pratola Peligna, i due istituti a settembre dello scorso anno sono tornati a Sulmona nella sede alternativa e provvisoria di viale Mazzini. Intanto, mentre si attende il dissequestro della struttura, la Provincia sta predisponendo la gara d’appalto la cui pubblicazione, spiega l’Ente, avverrà a breve. Gli uffici provinciali hanno acquisito la relazione geologica dal Genio civile sul progetto esecutivo e completare il passaggio di consegne dopo lo scioglimento della convenzione con il Provveditorato alle Opere pubbliche che nel 2017 era stato individuato come soggetto attuatore dei lavori. Il progetto esecutivo, redatto dalla Promedia srl, prevede che il secondo lotto venga realizzato secondo le più moderne tecnologie e materiali disponibili, prevedendo la demolizione e nuova posa in opera di muri perimetrali, pavimentazioni, infissi e impianti, per una struttura sicura e all’avanguardia. Il costo dell’intervento comporta una spesa complessiva di 4 milioni e 900mila euro e sarà concluso in 540 giorni lavorativi, ovvero in poco meno di due anni. «Ma tutto è ancora fermo, per il sequestro e tale situazione è inaccettabile. Per questo siamo pronti a tornare alla carica in tutte le sedi», concludono i componenti del comitato.
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