De Paulis boccia la funivia per Roio: la pineta è a rischio

L’ex assessore al Traffico: si dovrebbero tagliare gli alberi e porterebbe solo 600 persone l’ora, con la cabinovia 3.000
L’AQUILA. L’ex assessore comunale al traffico, l’ingegnere Sergio De Paulis, boccia il progetto di una funivia che dalla stazione ferroviaria porterebbe fino a Roio, alla facoltà di Ingegneria. Il suo, però, non è un parere politico, ma tecnico.
IDEA DI GILDO ANNI ’60. «Ho letto l’articolo di martedì su il Centro circa la realizzazione di un impianto funiviario di collegamento tra la stazione ferroviaria e la facoltà di Ingegneria di Roio e mi sono sentito in obbligo di far presente il seguente resoconto sulle problematiche ad esso connesse», sostiene De Paulis. «L’idea di questo tipo di impianto è riconducibile a un mio parente, Gildo De Paulis, consigliere comunale all’Aquila e Rieti, che la manifestò negli anni ’60. Quando ero assessore al Traffico, ripresi l’idea, considerati i disagi degli utenti, soprattutto studenti, per raggiungere la facoltà di Ingegneria, e verificai che non era realizzabile così come pensata e come attualmente è stata ipotizzata».
TAGLIO ALBERI PINETA. «Per realizzare un impianto di trasporto a fune è necessario che il terreno sottostante al suo passaggio sia libero da piante ed arbusti. Ciò comporterebbe un taglio netto della pineta di Roio dalla stazione ferroviaria fino alla sua sommità, una traccia nell’alberatura che non sarebbe accettata né dai Beni ambientali della Regione, né dalla Soprintendenza alle Belle arti e paesaggio, e penso neanche da gran parte dei cittadini. Inoltre, la stazione ferroviaria risulta scarsamente servita dalla globalità dei trasporti pubblici».
TRACCIATO COLLEMAGGIO. «Per tali motivi la scelta del percorso ricadde sul tracciato da Viale Collemaggio (sotto la strada sul lato Sud) a Roio Poggio e da lì con una stazione di rimando a Roio Monteluco presso la facoltà di Ingegneria, con un percorso a elle. In tal modo l’impianto a fune non avrebbe creato grosso impatto sull’ambiente scendendo da sotto il viale di Collemaggio fino a Martini, per poi risalire lungo il crinale passando poco sopra la galleria di Roio per attestarsi a Roio Poggio, a servizio del paese e della allora facoltà di Economia e Commercio, e da lì proseguire per Monteluco».
CABINOVIA SÌ FUNIVA NO. «La scelta della cabinovia, e non della funivia, fu determinata dal fatto che con una cabinovia un tracciato a elle fosse percorribile dalla stessa navetta senza interruzione, ma semplicemente con un rallentamento presso la stazione intermedia (Roio Poggio) che consentisse, a chi ne avesse necessità, di scendere o salire. Inoltre, mentre una funivia garantisce un numero di passaggi di circa 600-700 persone/ora, una cabinovia ne avrebbe potuto garantire fino a 3.000, con costi di impianto e di esercizio inferiori. Tempi di percorrenza: 5 minuti fino a Roio Poggio e ulteriori 2 minuti fino a Monteluco. Era stata prevista una galleria pedonale, di limitata lunghezza, che attraversava sottostrada viale Collemaggio per ricollegarsi al piazzale del megaparcheggio Lorenzo Natali, quindi con tutti i mezzi pubblici disponibili per tutte le direzioni, nonché con la possibiltà, tramite i tapis roulant, di raggiugere a piedi piazza Duomo e, quindi, il cuore del centro storico».
PROGETTO PIGNATELLI. «Il progetto, elaborato dall’ingegnere Dino Pignatelli, oggi presidente del Ctgs, fu inserito nel Piano strutturale, come intervento strategico della Regione, approvato dal Mit e finanziato per la parte progettuale dal Cipe (18/03/2005). L’idea era, circa 20 anni fa, di sviluppare una città con trasporti pubblici ecologici, efficienti, moderni e non inquinanti. Quella che oggi viene definita una smart city, che ne avrebbero fatto una delle città più evolute in Italia. Peccato», conclude De Paulis, «che L’Aquila sia sempre chiusa, dal secolo scorso, alle innovazioni, crogiolandosi nel suo passato senza programmare il futuro».(v.p.)
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