Delitto Colabrese, si cerca il telefonino

Dagli squilli a vuoto alla segreteria scattata a fine agosto, il cellulare del giovane utilizzato da altri
SULMONA. Torna a rappresentare un elemento fondamentale nelle indagini per fare luce sulla morte di Giuseppe Colabrese. Si tratta del telefonino che il 27enne di Sulmona, ritrovato senza vita in un dirupo di Romito Magra in Liguria, aveva al momento della partenza per una vacanza nello Spezzino. Un cellulare di vecchia generazione, acquistato dal giovane poche settimane prima della partenza dopo averne perduto un altro. Un telefonino preso per la vacanza, non dotato di Gps e, con molta probabilità, tenuto spento dal giovane durante il viaggio e nei primi giorni di permanenza in Liguria. Infatti, proprio il giovane, così come riportato dai genitori Annarita Grossi e Italo, aveva detto: «Non mi chiamate perché terrò il cellulare spento per qualche giorno». Cellulare che ha squillato a vuoto il 15 agosto, giorno della prima chiamata dei genitori al giovane. Squilli che si sono ripetuti nel tempo e senza risposta sino alla fine di agosto, quando scattava la segreteria.
Ma allora ci si chiede come sia stato possibile che il giovane, probabilmente ucciso nei primi giorni di agosto (così sembra emergere dalle indagini), abbia acceso il telefonino – contrariamente a quanto dichiarato ai suoi genitori – appena arrivato nello Spezzino. E se è stato davvero il 27enne, ci si chiede come abbia fatto quel telefonino a restare in carica per un mese. Non solo. Il telefonino sarebbe stato agganciato dalle cellule telefoniche nei pressi della stazione dei treni di piazza Principe a Genova dove avrebbe dato gli ultimi segnali. Un fatto molto probabilmente avvenuto il 6 agosto, come era stato riferito dai parenti del 27enne nei giorni in cui si pensava ad un suo allontanamento volontario. La data del 6 agosto, ossia due giorni prima della partenza dalla Liguria dell’amico Francesco Del Monaco, era stata riferita dagli inquirenti ai genitori. Per gli investigatori qualcuno potrebbe aver usato quel telefonino dopo la morte del 27enne per comunicazioni su questioni illecite, quali potrebbe essere lo spaccio di sostanze stupefacenti.
Federico Cifani
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