Dell’Isola, un aquilano sfreccia in Namibia

Il runner di Barisciano si piazza al terzo posto nella gara da 100 chilometri tra deserto, iene e serpenti
L’AQUILA. La regola d’oro del trail è semplicissima: se nell’arco di un chilometro non vedi bandierine, frecce direzionali o cartelli, devi tornare indietro perché sicuramente hai sbagliato strada. Tanto più che, se corri in posti come il deserto del Namib, sbagliare strada equivale a ritrovarti, tuo malgrado, «dentro a una puntata di Quark».
Parola di Fabrizio Dell’Isola, runner di Atletica Abruzzo L’Aquila-Recrowd con base a Barisciano. A novembre, tra le dune del deserto del Sahara, in Tunisia, si era dovuto “accontentare” di una medaglia di legno. Nella sfida analoga in Namibia, in una gara a tappe corsa sulla distanza di 100 chilometri, le cose sono andate anche meglio: ha conquistato una inaspettata medaglia di “bronzo”, piazzandosi terzo dietro al runner friulano Valentino Tomada (medaglia d’argento) e all’atleta locale Jason Nghinanamunhu (primo assoluto). «È stata un’esperienza incredibile, intensa e devastante allo stesso tempo», ha commentato Dell’Isola. «Quattro tappe da correre in condizioni proibitive con partenze all’alba per evitare le temperature delle ore più calde (l’ultimo giorno abbiamo toccato anche 49 gradi)».
Quarantasei anni compiuti, è arrivato quasi senza voce al traguardo, ma la voglia di condividere sensazioni e aneddoti era troppo forte: «A vincere è stato Jason, il cuoco del Resort che ci ha ospitato in questi quattro indimenticabili giorni. I colleghi gli hanno regalato il pettorale e lui li ha ripagati nel miglior modo. Correre con lui ti rendeva orgoglioso». Outfit improbabile, bottiglia di plastica accartocciata con acqua in una mano e cellulare nell’altra per ascoltare musica afro mentre correva, così Nghinanamunhu si è presentato ogni giorno alla partenza. Una bandana per il sudore, scarpe da strada totalmente inadatte ai terreni desertici, calzino di spugna bianco e senza occhiali da sole. «Tagliato il traguardo di ogni tappa», ha detto ancora Dell’Isola, «Jason aspettava ogni atleta per battergli la mano e fargli i complimenti… a volte potevano passare delle ore. Solamente gli ultimissimi non riusciva a salutare perché doveva iniziare il turno in cucina. Lo sport insegna. Lo sport è vita».
Alla prova, organizzata da Zitoway, hanno partecipato atleti italiani, uruguaiani, spagnoli, francesi, inglesi. Incontri ravvicinati del terzo tipo non sono mancati. Il friulano Tomada, male interpretando un’indicazione direzionale all’uscita di un canyon, ha dovuto guadare una pozza d’acqua, prima di ritrovarsi faccia a faccia con una iena. Dell’Isola ha incrociato struzzi e springbok (antilopi di medie dimensioni), «per non parlare dei serpenti».

