Dell’Olio: c’è un virus economico che sta minacciando il Fucino

5 Marzo 2020

Il presidente dell’Ordine dei commercialisti della Marsica invoca misure di sostegno alle 2mila aziende «Gli imprenditori prevedono un drastico calo degli ordinativi da parte delle ditte del Nord» 

AVEZZANO. Gli effetti del coronavirus, che hanno fatto scattare l’emergenza sanitaria nazionale, fanno suonare il campanello d’allarme nel comparto agricolo fucense, dove gli ordini delle aziende del Nord per i prodotti di primavera sono in forte calo. Valerio Dell’Olio, presidente dell’Ordine dei commercialisti della Marsica, accende i riflettori sul “virus economico” che minaccia tutto il sistema produttivo del Paese e chiede al governo Conte «misure forti e decise per il sostegno alle imprese di tutto il territorio nazionale al di là dei vincoli imposti dall’Unione europea e che non si limitino a meri interventi del tipo rinvio dei termini, sospensione delle imposte, oppure interventi equipollenti».
«Non sarebbero idonei a produrre risultati apprezzabili», avverte Dell’Olio, «in grado di rimettere in moto l’economia: l’emergenza sanitaria sta producendo e produrrà pesanti conseguenze sulle attività economiche di tutte le imprese in Italia, che sono interdipendenti, quindi non sono efficaci, né risolutivi gli interventi a macchia di leopardo. È un dato di fatto che in questi giorni alcune imprese agricole hanno già previsto un drastico calo degli ordinativi da parte delle imprese del nord Italia, che effettuano la lavorazione o la distribuzione dei prodotti, e dall’estero, relativi alle prossime produzioni che verranno messe a coltura dalla primavera».
Calo degli ordinativi e incertezza sul futuro pesano sulle scelte e sul futuro delle migliaia di aziende che operano a Fucino.
«In un’economia globale fortemente interconnessa», aggiunge Dell’Olio, «il contagio economico è ancora più rapido di quello sanitario e, qualora questo dovesse diffondersi in tutte le regioni del Nord e perdurasse qualche mese, il rischio che una buona parte dell’economia nazionale si fermi non è soltanto probabile, ma rappresenta una certezza. Si consideri che nelle regioni settentrionali della cosiddetta zona rossa, nonché in quelle limitrofe, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte e Liguria, viene prodotta la metà del prodotto interno lordo nazionale che porterà nel 2020, secondo le prime stime, a un calo che potrebbe arrivare fino al 3%: un vero e proprio tracollo».
Con effetti a catena, quindi, anche nel comparto agricolo fucense, volano economico della Marsica e dell’Abruzzo. «In queste condizioni», prosegue il presidente dei commercialisti, «programmare e investire non sarà semplice in un settore dove le imprese agricole rappresentano ben il 25% della produzione abruzzese, con 550 milioni di euro di Pil, il prodotto interno lordo, e circa 15mila occupati diretti e nell’indotto».
Da qui l’appello al governo affinché dia una risposta forte al sistema Paese. «È necessario mettere a punto misure strutturali e urgenti», chiosa il presidente Dell’Olio, «che interessino tutte le realtà economiche, in tutte le regioni del Paese. Si deve tener conto, inoltre, che l’emergenza si è verificata in un momento in cui la produzione interna aveva già dato segnali inequivocabili di rallentamento e già si paventava il rischio di una recessione; per questo si avverte la necessità di mettere in campo interventi non rinviabili, che assicurino un adeguato sostegno a tutte le imprese operanti nel territorio nazionale, poiché questa situazione sta generando un impatto negativo immediato su molti settori, in particolare cultura, turismo, trasporti, ristorazione, servizi alla persona e di filiera; ripercussioni negative si avranno, a brevissimo termine, alle aziende vocate all’export, settore tessile e agro-alimentare in primis, dove il marchio Made in Italy rischia di subire un danno d’immagine non quantificabile».
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