Demolizione Sanatrix proteste dei residenti per le polveri sollevate

31 Ottobre 2024

Avvisati carabinieri, vigili del fuoco e ispettorato del lavoro Nel mirino l’inadeguato utilizzo di acqua con ruspe in azione

L’AQUILA. «Aria insalubre e polvere ovunque». Non possono aprire le finestre, i residenti di via Piave, nella zona della Villa comunale. Da qualche giorno sono ripresi i lavori di demolizione dell’immobile che ha ospitato la clinica privata Sanatrix. Nel mese di agosto è stata abbattuta la parte nuova dell’edificio, poi l’intervento ha subìto una battuta d’arresto, per permettere la messa in sicurezza, tramite puntellamenti, della facciata della parte più vecchia del palazzo, che non verrà demolita in quanto tutelata. Tutto il resto sta venendo giù e secondo i residenti, che si sono rivolti ai carabinieri, ai vigili urbani e anche all’ispettorato del lavoro, «senza che vengano rispettate appieno le precauzioni per l’abbattimento delle polveri, tramite un adeguato uso dell’acqua mentre le ruspe sono in azione». Le stesse problematiche, a detta degli abitanti di via Piave e delle zone limitrofe, si sarebbero verificate nella prima fase dei lavori. «Anche in quel caso abbiamo segnalato la situazione agli organi competenti», sottolineano i residenti, «ma nulla è cambiato alla ripresa dell’intervento di demolizione». Lo scorso aprile l’ex sede della Sanatrix è stata acquisita, al costo di 6 milioni di euro, dal Gran Sasso Science Institute, che cercava immobili da adibire a uffici per docenti, ricercatori e amministrazione. Una decisione assunta, come spiegato a suo tempo dalla rettrice del Gssi Paola Inverardi, per ridurre le spese, eliminando l’affitto dell’edificio Mariani. La compravendita sarà perfezionata a immobile pronto, dopo l’abbattimento e la ricostruzione. La Sanatrix era finita all’asta, in seguito al fallimento nel 2011 della proprietà che faceva capo all’imprenditore della sanità privata Vincenzo Angelini, ed è stata rilevata nel 2022 dalla ditta Todima dell’imprenditore aquilano Marino Serpetti.
La casa di cura, a lungo fiore all’occhiello della sanità aquilana, si trovava in uno stato di completo abbandono a causa dei danni causati dal terremoto del 2009: l’immobile, per una superficie totale di circa 3mila metri quadrati, era costituito da tre corpi di fabbrica, realizzati in epoche diverse.
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