Depurazione, per il Fucino servono 50 milioni di euro

9 Giugno 2018

I sindaci pronti a un confronto dopo l’emergenza ambientale degli ultimi giorni Ma Di Natale accusa: «Ad Aielli l’impianto nuovo è fermo, manca il collaudo»

CELANO. Scarichi abusivi, depuratori malfunzionanti e critiche di Confagricoltura. Il problema riesploso in questi giorni, con i canali del Fucino alle prese con un’emergenza ambientale, fa discutere.
Il primo a replicare all’associazione è l’assessore all’agricoltura del Comune di Pescina, Tiziano Iulianella.
«I nostri depuratori funzionano perfettamente, immettendo nel Giovenco acqua pulita: ovviamente è tutto certificato», afferma il rappresentante della giunta, «in più occasioni ho chiesto alle varie municipalità di adoperarsi per tale problematica. La spesa è importante, certo, ma anche noi affrontiamo i costi, soldi che togliamo per esempio alle opere pubbliche che ci piacerebbe realizzare, ma la depurazione è una priorità e il comune di Pescina non la trascura minimamente». Iulianella contesta il fatto che di tale «problematica si ne parla solo quando ci sono le emergenze».
«Le rimostranze del presidente di Confagricoltura, Lobene, sono del tutto condivisibili, laddove queste sono costruttive a risolvere realmente le problematiche, con azioni concrete da parte di tutti, ognuno per le sue competenze, nessuno escluso, agricoltori, politici, pescatori, associazioni di categoria, con il solo scopo di salvaguardare la salute pubblica e gli interessi della nostra agricoltura e del sistema ittico», sostiene il sindaco di Celano, Settimio Santilli. «Dai risultati delle analisi dell’Arta sulle acque si capirà qual è il problema e ci si muoverà di conseguenza», riprende Santilli, «è giusto che si chieda la convocazione di un tavolo aperto in Regione, coinvolgendo Ersi, Ato e, nel nostro caso, il Cam che gestisce il sistema idrico integrato. Non è più il momento delle sterili accuse e non voglio perdermi nelle risposte a queste. Il tempo bisogna spenderlo per arrivare insieme alle soluzioni dei problemi, negli interessi di coloro che vogliono mangiare prodotti sani e di qualità coltivati nel Fucino, siano questi agricoli o ittici. L’obiettivo deve essere solo e soltanto questo».
«Fucino è una risorsa importantissima», dice il sindaco di Collarmele, Antonio Mostacci, «da tutelare con tutti i mezzi. Sono disponibile, così come credo tutti gli altri sindaci, a confronti e riunioni, ma sappiamo tutti che la depurazione ha un costo molto alto. Avremmo bisogno di 50 milioni di euro, soldi che i comuni non hanno. Sarebbe il caso che la Regione si adoperasse per reperire i fondi e creare un piano per risolvere la situazione».
«La responsabilità in materia di depurazione è del Cam», sottolinea il sindaco di Aielli, Enzo Di Natale, «per quel che riguarda il territorio del mio comune, posso dire che è da quando mi sono insediato che, attraverso comunicazioni, tutte protocollate, chiedo al Cam di mettere in funzione il depuratore. Un impianto nuovo e fermo in quanto, da come mi hanno risposto, ci sono problemi per il collaudo, con la ditta che lo ha realizzato».
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