Detective hi-tech a caccia di materia oscura

24 Giugno 2015

Laboratori dell’istituto di fisica nucleare del Gran Sasso, inaugurato il progetto italiano Darkside-50

L’AQUILA. Al lavoro Darkside, “cacciatore” italiano di materia oscura. Ieri l’inaugurazione nei laboratori dell’Istituto nazionale di fisica nucleare del Gran Sasso

Indagare sul lato “oscuro” dell’universo, cercando di capire che cosa sia la materia invisibile e misteriosa che ne costituisce il 25%: questa la missione di Darkside-50, il detective hi-tech inaugurato nei Laboratori del Gran Sasso, dove lo scorso aprile l’esperimento aveva iniziato a raccogliere i primi dati. Finanziato con i contributi italiani dell’Infn, quelli statunitensi di National science foundation e del Dipartimento dell’Energia, DarkSide è il frutto di una vasta collaborazione internazionale coordinata da Infn e università di Princeton e alla quale partecipano gruppi di Francia, Polonia, Ucraina, Russia e Cina. «La partenza di DarkSide-50 corona uno sforzo pluriennale», sottolinea Cristian Galbiati, uno dei coordinatori dell’esperimento. «I test fatti prima della partenza», aggiunge, «hanno già dimostrato che la tecnologia di DarkSide si presta in maniera unica a realizzare un programma di completa esplorazione della materia oscura a fondo nullo». Con questo “cacciatore”, i ricercatori potranno «cercare la materia oscura in una scala di masse molto alte», continua Galbiati, «e quindi a energie inaccessibili persino agli esperimenti che operano al Cern». Protetto dai raggi cosmici da uno scudo di 1400 metri di roccia sotto il Gran Sasso, DarkSide cercherà di catturare le tracce lasciate dalle particelle di materia oscura, quando interagiscono con l’argon liquido estremamente radiopuro (cioè a bassissimo contenuto di radioattività), che costituisce il cuore dell’esperimento.

DarkSide è un rivelatore cilindrico riempito con 150 chilogrammi di argon liquido purissimo e ricoperto di fotomoltiplicatori, ossia occhi tecnologici che raccolgono il segnale emesso nell’interazione delle particelle di materia oscura con l’argon. Per riuscire a rivelare questi eventi finora mai osservati è necessario operare in un ambiente con bassissimo rumore di fondo. Da qui l’esigenza di utilizzare come mezzo di interazione un materiale purissimo, come l’argon proveniente da giacimenti minerari del Colorado, negli Stati Uniti.

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