Di Cesare: ex Teges, avvilente la gestione delle macerie

17 Febbraio 2015

L’AQUILA. «”Come cittadino, tutto questo mi fa cadere le braccia…”. Ha esordito così il vicesindaco Nicola Trifuoggi in consiglio comunale per dare risposta alla nostra interrogazione sulla procedura...

L’AQUILA. «”Come cittadino, tutto questo mi fa cadere le braccia…”. Ha esordito così il vicesindaco Nicola Trifuoggi in consiglio comunale per dare risposta alla nostra interrogazione sulla procedura di ripristino dell’ex cava Teges in località Pontignone a Paganica. E in effetti la situazione è veramente avvilente». A parlare è Ettore Di Cesare (Appello per L’Aquila), che aggiunge: «All’indomani del sisma l’amministrazione individuò il sito di Pontignone per il deposito temporaneo delle macerie, premurandosi di affidarne la gestione all’allora proprietario. Un’operazione sfumata per l’immediato polverone che si alzò sulla vicenda. Nel 2010 e 2011 arrivarono i decreti di Bertolaso prima e di Chiodi poi per prorogare l’occupazione del sito e avviare le procedure di esproprio dei due invasi che lo costituiscono – di 700.000 e 300.000 mc ciascuno – in base a un protocollo d’intesa che ne prevedeva il ripristino ambientale per la realizzazione di un parco. Infine, a dicembre 2012, l’allora soggetto attuatore autorizzava l’Asm alle operazioni di recupero delle macerie e di ripristino ambientale dei 2 invasi. A Pontignone risultano conferite oltre 495000 tonnellate di macerie. Ne sono state trattate 183000. Per un termine di confronto il polo, mai realizzato, a Barisciano per il recupero degli inerti avrebbe una capacità di trattare circa 1000 tonnellate al giorno. Il ripristino ambientale, poi, non è stato nemmeno iniziato. Dove sono gli intoppi? Intanto l’impianto di frantumazione non è mai stato acquistato: il bando di gara è stato sospeso e i fondi previsti sembrano essere spariti. Poi non è mai stata prestata alcuna garanzia finanziaria dall’ Asm. Ma soprattutto fino a quando non sarà disponibile l’invaso 2, tutte le attività verranno svolte all’interno dell’invaso 1, per il quale non sarà possibile avviare il ripristino. Per questo, di cronoprogramma e stati di avanzamento del ripristino ambientale, non si parla. Infatti nell’invaso 2, interessato da una contaminazione di idrocarburi e mercurio, deve essere attuata la caratterizzazione finalizzata alla bonifica ambientale, già approvata a luglio 2012. Il punto è che, mentre l’iter per la bonifica dell’invaso 2 era al palo rendendo di fatto inutilizzabile quell’area, si è continuato ad accumulare materiale inerte nell’invaso 1, con il risultato che non si sa dove sistemare le macerie trattate. Ben vengano le convenzioni per le macerie degli altri comuni del cratere, allora, ma dovremmo essere prima in grado di gestire le nostre».

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