Di Cesare: no agli sfratti dagli alloggi del Fondo

11 Marzo 2015

L’AQUILA. «Il Comune ha stabilito che a fine marzo cesseranno tutte le forme di assistenza alla popolazione per i cittadini che percepiscono il Cas o alloggiano in abitazioni in affitto concordato o...

L’AQUILA. «Il Comune ha stabilito che a fine marzo cesseranno tutte le forme di assistenza alla popolazione per i cittadini che percepiscono il Cas o alloggiano in abitazioni in affitto concordato o del Fondo immobiliare. Non ci sono più le risorse per sostenere tali spese e quindi ai cittadini sarà proposto un appartamento in uno dei Progetti Case». A parlare è il consigliere comunale Ettore Di Cesare (Appello per L’Aquila) che aggiunge: «I nuclei familiari a cui saranno proposti gli appartamenti sono complessivamente circa 450 a fronte di meno di 70 alloggi disponibili attualmente nei Progetti Case. Questo sta a significare che se in più di 70 accetteranno di andare nei Progetti Case, il Comune, non avendo quel numero di alloggi a disposizione, si troverà costretto a una proroga del Cas. Lo dice un principio base di equità e la legge stessa. Checché ne dicano sindaco e assessore competente. Quindi il Comune deve sperare che, su 450 famiglie, almeno 380 accettino di perdere Cas o altra forma di assistenza senza richiedere un posto cui hanno diritto nei Progetti Case. Inoltre le 70 famiglie attualmente residenti nel Fondo immobiliare sono le più penalizzate in quanto dovranno comunque lasciare l’alloggio del Fondo anche volendo pagare interamente l’affitto nell’appartamento dove attualmente risiedono. Infatti il Fondo proprietario non intende affittarli. L’amministrazione si deve far carico di questa situazione facendo da tramite tra cittadini e Fondo per concordare la loro permanenza negli appartamenti con fitto equo a carico totalmente dei cittadini. Sarebbe veramente grave se le famiglie fossero costrette a lasciare quegli alloggi visto che l’operazione Fondo immobiliare fu, all’indomani del sisma, la ciambella di salvataggio di costruttori in difficoltà e banche loro creditrici. Il tutto pagato profumatamente dallo Stato. Oggi il risultato di un regalo da decine di milioni di euro a banche e costruttori non può essere lo sfratto di decine famiglie pronte a pagare per intero un giusto fitto».

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