Di Cristofaro, una vita da migrante Poi il successo e le attività solidali

L’imprenditore insignito dal presidente Mattarella del titolo di Commendatore della Repubblica: «Un’emozione indescrivibile, ma non ho fatto nulla di speciale per meritare questo riconoscimento»
SULMONA. «Senza solidarietà non esiste una vera comunità in cui vivere e convivere». Sono le parole con cui il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha consegnato, lunedì scorso, le onorificenze ai cittadini che si sono distinti per atti di eroismo e per impegno civile. Tra questi anche Aldo Di Cristofaro, italocanadese di 78 anni originario di Bagnaturo di Pratola Peligna, insignito del titolo di Commendatore della Repubblica «per la sua solidarietà nei confronti dei connazionali in Canada e della comunità di origine in Italia». Alle parole del presidente, Di Cristofaro non è riuscito a trattenere le lacrime. «Un’emozione indescrivibile», è stato il suo primo commento, «anche se io non ho fatto nulla per meritare tanta considerazione e questo riconoscimento, perché ritengo sia una cosa normale dare una mano a chi è stato meno fortunato». E la fortuna Di Cristofaro se l’è creata da solo, insieme alla moglie Celsa che ha diviso con lui i momenti di sconforto e quelli di felicità.
GLI INIZI
All’età di 12 anni, Aldo Di Cristofaro fu mandato a studiare in seminario dove rimase per due anni. Non gli piaceva quel mondo: «Fu mia madre a prendere la decisione».
Ma ben presto il piccolo Aldo capì che quello non era il suo futuro. Tornato a casa finì la terza media ma non volle più studiare.
«Mio padre mi diede una sorta di ultimatum: o la scuola o la campagna. Allora scelsi la campagna».
IL DIPLOMA
Nel 1960 venne aperto a Pratola l’Istituto tecnico industriale Di Cristofaro decise di riprendere gli studi, conseguendo il diploma nel 1965. In quegli anni conobbe anche Celsa Silvestri, la donna che poi avrebbe sposato.
L’EMIGRAZIONE
«Finita la scuola scelsi di emigrare seguendo i miei genitori che già da un anno erano in Canada. Avevo 22 anni quando misi piede per la prima volta in quel Paese, prima ad Ottawa e poi a Toronto dove restai grazie all’ospitalità di alcuni compaesani.
DA MURATORE A IMPRENDITORE
All’inizio lavorò come muratore e guadagnati i primi denari, dopo tre anni tornò a Pratola per sposare la sua Celsa. Tre mesi dopo partirono insieme, per Toronto. A distanza di un anno l’arrivo della prima figlia Isabella, seguite la mia prima figlia. Poi Antonella e Cristina.
«Con quattro donne in casa ho dovuto rimboccarmi le maniche», prosegue Di Cristofaro, e «con l’aiuto di mia moglie sono riuscito a impormi nel settore dell’edilizia affittando fabbricati ristrutturati da me».
L’ASSOCIAZIONISMO
La nostalgia della terra natia ha spinto Di Cristofaro a creare una piccola comunità di abruzzesi dando vita all’associazione Valle Peligna, attraverso la quale ha messo in atto tante iniziative di solidarietà in Canada e invitando ogni anno, a Toronto, un sindaco del territorio peligno. Dopo il terremoto del 2009, ha donato una casetta di legno agli anziani di Goriano Sicoli, borse di studio agli studenti aquilani rimasti orfani e, insieme all’altro italocanadese di Sulmona, Feliciano Pingue, ha consegnato oltre 100mila euro direttamente alle famiglie terremotate di Amatrice. (c.l.)

