Di Lorenzo, vicina l’intesa per pagare gli stipendi

La vertenza della casa di cura coinvolge 104 dipendenti, oggi l’incontro con l’Asl Dovrebbe essere rivista la delibera regionale per gli accreditamenti
AVEZZANO. Giornata decisiva oggi per le sorti dei 104 dipendenti della casa di cura Di Lorenzo di Avezzano che non hanno ancora percepito lo stipendio di ottobre. Il drastico taglio da parte della Asl dei pagamenti dovuti (600.000 euro nell’ultimo semestre) ha messo la struttura sanitaria nell’impossibilità di onorare gli impegni. E a pagarne le conseguenze, in primo luogo, sono i lavoratori della clinica. Una situazione insostenibile e gravida di conseguenze. A rischio infatti non vi sono solo gli stipendi del personale ma anche i livelli occupazionali. A esserne per prima consapevole è la titolare della casa di cura, l’imprenditrice Lucia Di Lorenzo, che da un mese sta lottando affinché Regione e Asl rivedano le modalità di erogazione delle prestazioni. Alla fine sembra di avercela fatta.
Dopo l’ultimo incontro avuto con l’assessore regionale alla Salute, Silvio Paolucci, che si è mostrato disponibile a venire incontro alle esigenze delle strutture sanitarie private, rivedendo in qualche modo la deliberazione regionale 611 del 2017, la dottoressa Di Lorenzo è stata convocata per questa mattina all’Aquila da Dino Piccari, responsabile dell’Asl per i controlli e il monitoraggio delle strutture private accreditate. Un incontro sul cui esito la Di Lorenzo si dice molto fiduciosa. È convinta infatti che si arrivi a un accordo che porti allo sblocco dei fondi non erogati e che consenta ai dipendenti della casa di cura di essere pagati.
La casa di cura Di Lorenzo aveva definito «illegittima» la decurtazione da parte della Asl dei pagamenti e «in netto contrasto con tutte le norme nazionali e regionali».
«È impossibile ormai gestire i ricoveri», affermava in una nota del 18 ottobre Maurizio Gentile, responsabile del personale della clinica Di Lorenzo, «e soddisfare le nuove condizioni di erogazione che la Regione, con la deliberazione 611/2017, vorrebbe imporre. Praticamente», aggiungeva, «pretendono che ogni giorno vengano operati pazienti di tutte le discipline. Dovremmo inoltre rinviare in continuazione ricoveri programmati per indisponibilità di posti letto che invece sono disponibili, autorizzati e perfettamente coperti dal personale necessario. Tutto ciò è in contrasto con le leggi vigenti e con le regole di buona gestione di una struttura sanitaria. Essendoci rifiutati di creare continui disagi e di far correre rischi ai nostri pazienti, il risultato è che ci siamo visti decurtare ingenti somme di fatturato».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

