Di Marco (Cia): tradito l’accordo sul Consorzio

Il direttore della Confederazione agricoltori: anche due nostri iscritti hanno firmato la mozione di sfiducia al presidente della Bonifica Di Berardino
AVEZZANO. Confederazione italiana agricoltori (Cia) L’Aquila-Teramo a testa bassa contro «la bruttissima pagina di storia scritta al Consorzio di bonifica Ovest», con il varo del nuovo esecutivo «che ha mandato a gambe all’aria una maggioranza che ha espresso la propria opinione con un po’ di brio», afferma il direttore Cia, Donato Di Marco, «ma aveva i presupposti per poter andare avanti». Il duro j’accuse di Di Marco non risparmia quasi nessuno, compreso i suoi rappresentanti, con bersagli privilegiati i «manovratori politici» e la confederazione «nemica», ovvero Confagricoltura, ora al governo dell’ente, mentre la Cia è rimasta fuori.
«Voglio ricordare a quei politici e a Confagricoltura», sottolinea Di Marco, «che quell’accordo anziché ridare dignità al mondo agricolo toglie qualcosa alla gente che lavora sodo e paga le tasse». Il direttore della Cia ricostruisce la travagliata storia dell’ex esecutivo del Consorzio, che stava comunque per saltare, ma per dare vita a una nuova maggioranza con dentro Cia e Confagricoltura: «A nostra insaputa», racconta Di Marco, «sempre per volontà del consigliere Mancini (o chi per lui, ndc), il vice presidente Fabrizio Malizia e il consigliere Marcello Ivone, eletti nelle liste della Cia, e quindi nostri rappresentanti, insieme ai quattro esponenti di Confagricoltura hanno firmato una mozione di sfiducia contro il presidente Gino Di Berardino. Il tutto con il beneplacito del direttore di Confagricoltura, Stefano Fabrizi. Al successivo consiglio del Consorzio ci siamo adoperati per stoppare la mozione di sfiducia e verificare se fosse ancora possibile salvare l’accordo del 2015 tra Cia, Coldiretti, Maurizio Di Nicola, Lorenzo Berardinetti (presente il sindaco di Cerchio, Tedeschi), con il presidente del consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio, come garante, che prevedeva l’alternanza della presidenza e vice-presidenza tra Cia e Coldiretti a metà mandato».
Operazione sfumata «per l’abbandono di Marcello Ivone, eletto della Cia)», ricorda Di Marco. E qui si sono riaperti i giochi che hanno dato il là alla nuova maggioranza con Confagricoltura dentro, la Cia fuori e Coldiretti che ha preso le distanze dal suo presidente, Gino Di Berardino. Manovra bollata come un vero e proprio «tradimento» dal direttore provinciale della Cia, che punta il dito contro Giuseppe Di Pangrazio e Giovanni D’amico, ritenuti gli “artefici”, insieme a Maurizio Di Nicola, “dell’accordo che ha portato al ribaltone, senza far sapere nulla al presidente della terza Commissione regionale, Berardinetti
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