Di Marzio è pronta a restare presidente

20 Maggio 2021

Il fuoco incrociato in consiglio comunale non la scoraggia: «Sentirò i capigruppo e poi farò la scelta»

SULMONA . Vuole sentire prima tutti i capigruppo, poi deciderà se dimettersi o se restare al suo posto. Ma l’impressione è che la presidente del consiglio comunale Katia Di Marzio non seguirà l’esempio degli altri tre membri dell’ufficio di presidenza, tutti dimissionari, e di voler restare in sella fino alla fine del mandato.
L’ha fatto capire ieri quando è tornata a parlare dopo i giorni di silenzio che le sono serviti a smaltire la delusione per la decisione dei tre colleghi Elisabetta Bianchi, Bruno Di Masci, che ha ricoperto l’incarico di vicepresidente, e Deborah D’Amico. «Farò le mie valutazioni, appena conclusi gli incontri con i capigruppo», si limita a confermare Di Marzio, evitando di entrare nel merito delle motivazioni che hanno portato i tre consiglieri alle dimissioni, «aggiungo solo che il consiglio comunale resta comunque operativo e nel pieno delle sue funzioni, non c’è alcun impedimento alle normali attività consiliari che potrò continuare a svolgere insieme ai capigruppo. Insieme decideremo gli eventuali argomenti da portare in aula, fissando anche la data».
Resta tuttavia il fatto che soprattutto dal suo vice Bruno Di Masci e dal resto della maggioranza le venga contestato un comportamento ritenuto non proprio super partes tenuto nel corso delle sedute consiliari. In più occasioni, secondo l’ex sindaco di Sulmona, Di Marzio avrebbe votato insieme all’opposizione, venendo meno così all’equidistanza del suo ruolo istituzionale. Soprattutto nell’ultimo consiglio, quando la presidente ha votato contro il bilancio di previsione. Alla luce di quella presa di posizione da parte di Di Marzio, nella maggioranza si starebbe meditando il ricorso alla mozione di sfiducia, che troverebbe consensi non solo nella coalizione che governa la città ma anche tra i banchi della minoranza, a cominciare naturalmente da Elisabetta Bianchi, da cui è partito il fuoco incrociato verso la presidente. La mozione di sfiducia, a norma di regolamento, può essere presentata da un minimo di cinque consiglieri comunali. Per far decadere la presidente, però, è necessario il voto dei due terzi dei componenti del consiglio: in pratica, undici su sedici. La maggioranza ne conta nove più la Bianchi. Ne manca uno. (c.l.)
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