Di Michele, signora delle pensioni «Io, donna in un mondo maschile»

L’aquilana si racconta: è stata fino a un mese fa direttore generale dell’Istituto di previdenza sociale «Difficilmente i ruoli apicali ci vengono riconosciuti dagli uomini, più si sale più aumenta il divario»
L’AQUILA. Due record nella sua carriera: prima donna alla direzione generale dell’Inps e, a soli 34 anni, la più giovane dirigente dell’Istituto di previdenza in Italia. Gabriella Di Michele, 63 anni, aquilana, da un mese ha lasciato l’incarico di direttore, per scadenza di mandato. Nel tempo ha inanellato una serie di successi e traguardi professionali che l’hanno proiettata al vertice di uno degli enti pubblici più importanti e difficili da gestire, soprattutto nella delicata fase pandemica. Il modello di un 8 marzo celebrato nel nome della professionalità, della dedizione al lavoro e dell’impegno costante, senza mai dimenticare la sfera personale. Superando limiti e contraddizioni che ancora pesano sul percorso lavorativo delle donne.
Nella sua carriera ha sempre ricoperto ruoli di prestigio. Com’è stato il suo esordio nel mondo del lavoro?
«Ho iniziato con un concorso, sette giorni dopo la laurea. Avevo 23 anni: a quei tempi le selezioni erano più lunghe. Sono passati quasi 3 anni prima di entrare all’Inps, già col ruolo di funzionario direttivo. Ed è lì che è iniziata la mia carriera. A distanza di 7 anni ho partecipato a un concorso, sempre all’Inps, ma da esterna e l’ho superato diventando la dirigente più giovane dell’Istituto. Avevo solo 34 anni. Poi, sono stata direttore Inps della provincia dell’Aquila e di Teramo, direttore regionale della sede di Roma e del Lazio e direttore centrale delle Entrate, nel 2014, quando sono stata nominata anche vicepresidente di Equitalia. Dal 2017 ho assunto l’incarico di direttore generale dell’Inps nazionale, scaduto un mese fa».
Ha incontrato degli ostacoli nella sua carriera?
«Fino a quando sono stata direttore delle Entrate non ho avvertito molto il divario con gli uomini: una discrepanza che si è acuita con la nomina a direttore generale Inps, in quanto difficilmente questi ruoli apicali si riconoscono a una donna. Sono ancora, perlopiù, appannaggio di un sistema maschile ed è difficile per gli uomini riconoscere l’autorità di una donna».
Essere donna, soprattutto nella sfera professionale, è ancora difficile nel 2022?
«Senza dubbio. Intanto perché la donna si carica anche di altri impegni: io ho un marito, due figli e una mamma anziana. Credo che, a livello di base, la parità tra uomo e donna sul lavoro sia quasi riconosciuta. È quando una donna fa la scalata al successo che arrivano i problemi. In tal senso c’è ancora tanto da fare. Io ho lavorato a testa bassa, anche quando sono stata oggetto di attacchi personali da colleghi uomini che cercavano di approfittare di una serie di condizioni favorevoli per farmi fuori».
E ci sono riusciti?
«La valenza di una donna si dimostra restando dove si sta, nonostante gli attacchi subiti, continuando a fare ancora di più e meglio il proprio lavoro. Anche se, le assicuro, superare tutto questo è stato difficile».
Lei ha guidato l’Inps in piena pandemia. Un bell’impegno.
«È stata durissima, ma ce l’abbiamo fatta. Come Istituto abbiamo dato priorità alle persone che avevano bisogno di sostegno economico lavorando anche nei giorni festivi, a Pasqua e Natale. E di questo devo ringraziare tutto il personale Inps. Dalla cassa integrazione ai vari bonus, alla Naspi, la mole di lavoro è stata enorme».
Cosa pensa del conflitto in Ucraina?
«A pagare, ancora una volta, sono donne e bambini. Si prova solo dolore, le mie sensazioni sono quelle di tutti. Vorrei poter fare qualcosa di più, anche fisicamente. Il prossimo anno andrò in pensione e mi auguro di potermi impegnare nel non profit e nel volontariato. Il Paese mi ha dato tanto, voglio in qualche modo ricambiare».
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