Di Nicola, condanna per truffa annullata

13 Luglio 2019

La Corte d’Appello cancella la sentenza di Teramo sull’ex dirigente rossoblù: atti a Torino per competenza territoriale

L’AQUILA. Sentenza di primo grado annullata, condanna cancellata e atti trasmessi alla Procura della Repubblica di Torino territorialmente competente. Le motivazioni si conosceranno entro il 10 settembre. Non è stata ancora scritta la parola fine sul caso del calciatore albanese mai tesserato dal sodalizio rossoblù. Ora il procedimento è destinato a ripartire daccapo.
Il ribaltone è stato deciso dalla Corte d’Appello dell’Aquila in relazione alla vicenda giudiziaria che aveva visto l’ex responsabile dell’area tecnica della vecchia L’Aquila calcio Ercole Di Nicola condannato a nove mesi di reclusione in primo grado dal tribunale di Teramo. Una sentenza di condanna a valle di una controversa vicenda legata a una presunta truffa ai danni di un giovane calciatore albanese, i cui genitori erano pronti a pagare per inseguire un contratto da professionista per il 17enne poi mai tesserato, in quanto, nella serie C, all’epoca dei fatti, potevano giocare soltanto atleti comunitari.
Un procedimento che ha visto imputati due personaggi noti nel mondo del calcio: il teramano di Morro d’Oro Ercole Di Nicola, nel 2011 dirigente dell’Aquila e successivamente coinvolto nell’operazione “Dirty Soccer”, e il campano Domenico Falanga nella sua veste di procuratore di calciatori.
I due, nello scorso gennaio, furono condannati a 9 mesi ciascuno per truffa. Il giudice, che stabilì anche un risarcimento per le parti civili (il ragazzo e i genitori), riconobbe come responsabile civile L’Aquila calcio 1927, che nel frattempo non esiste più perché fallita.
Gli atti giudiziari raccontano la storia di due genitori albanesi trasferiti a Torino con due figli, con il papà che da giovane ha militato nella Nazionale albanese e con il sogno di veder diventare il figlio un campione. Raccontano che il ragazzo viene notato da Falanga che prospetta loro di farlo giocare da professionista e individua per lui la squadra dell’Aquila calcio. Ma, come ricostruisce il giudice onorario Carla Fazzini nelle motivazioni contestuali della sentenza, «lo stesso riferisce ai genitori che la società dell’Aquila calcio era in gravi difficoltà economiche per cui i genitori avrebbero dovuto versare i soldi per pagare vitto e alloggio». Da lì una serie di passaggi successivi con la raccolta dei soldi e la consegna di otto assegni per un importo complessivo di 28mila euro.
I giudici aquilani hanno tuttavia accolto, nell’udienza del 5 luglio scorso, l’eccezione di incompetenza formulata dal responsabile civile davanti al giudice di primo grado e riformulata coi motivi di appello. Pertanto hanno annullato la sentenza del 28 gennaio scorso e passato la palla a Torino. (cr.aq)
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