Di Pangrazio, il giorno della verità: rischia di dover lasciare il Comune

5 Luglio 2021

È attesa la sentenza all’Aquila, in caso di condanna per peculato o abuso d’ufficio si applica la Severino I poteri passerebbero al vicesindaco Di Berardino. I pm hanno chiesto una pena di 4 anni e mezzo

AVEZZANO. Oggi è il giorno della verità per il sindaco Gianni Di Pangrazio e, di riflesso, per l’intera amministrazione della città di Avezzano. È attesa infatti la sentenza del processo sull’uso delle auto blu in Provincia, di cui Di Pangrazio era dirigente. Il primo cittadino è imputato insieme ad altre quattro persone. Se per lui dovesse arrivare un’assoluzione sarebbe la fine di un incubo giudiziario lungo anni. In caso di condanna? Rischia di doversi sottoporre alle conseguenze previste dalla Legge Severino. Verrebbe sospeso e i poteri passerebbero al suo vice, Domenico Di Berardino. Si aprirebbe quindi la strada a una serie di ricorsi e di contenziosi contro la decisione dei giudici, sia a livello amministrativo che giudiziario, con la sentenza che potrebbe essere impugnata davanti alla Corte d’Appello.
La Legge Severino scaturì nel 2012 da studi dell’Unione europea in materia di corruzione. Venne stimato un costo per lo Stato italiano di 60 miliardi l’anno, pari al 3,8% del Pil italiano e con una media Ue dell’1%. Viene applicata con la sospensione dalla carica politica in caso di condanna del sindaco per peculato o abuso d’ufficio. Non avrà alcun effetto se Di Pangrazio sarà condannato solo per falso, uno dei reati ipotizzati. La pena più alta è stata chiesta dai pm dell’Aquila, Stefano Gallo e Roberta D’Avolio, proprio per Di Pangrazio: 4 anni e mezzo. Mentre sono stati chiesti 4 anni e 2 mesi per la dirigente della Provincia, Paola Contestabile, di Celano, 3 anni e 8 mesi per l’autista Mario Scimia, dell’Aquila, 2 anni e 8 mesi per l’autista Maria Pia Zazzara, di Pescina, e un anno per Anna Maceroni, di Avezzano. L’ex autista, Ercole Bianchini, aveva patteggiato a suo tempo una pena di due anni. L’inchiesta, partita nel 2014, vede imputato Di Pangrazio in relazione al presunto uso illecito dell’auto blu della Provincia che la Procura dell’Aquila gli contesta. I fatti risalgono al 2013 e gli accertamenti sono andati avanti anche nel 2014. Dopo le indagini, gli investigatori misero i sigilli a tre auto di proprietà della Provincia. Vengono contestati a Di Pangrazio cinque viaggi nei quali avrebbe indebitamente utilizzato l’auto dell’Ente. Il sindaco ha sempre respinto le accuse affermando di aver agito nel rispetto del regolamento dell’Ente e consegnando delle prove documentali a giustificazione dei viaggi contestati. Di Pangrazio è stato rieletto sindaco ad Avezzano dopo le elezioni dell’autunno scorso. Questa mattina è prevista l’arringa dei difensori di Di Pangrazio. Quindi le repliche dell’accusa. La sentenza per tutti è prevista nel pomeriggio. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Antonio Milo e Claudio Verini per il sindaco, Roberto Verdecchia, Alessandro Benedetti, Giovanni Marcangeli, Stefano Massacesi e Stefano Guanciale.
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