Di Pangrazio: «La Grande Marsica per avere forza e voce in futuro»

10 Gennaio 2021

Tempo di bilanci e previsioni: il modello Pescara per crescere ed evitare una marginalizzazione politica «Servono difesa della sanità, politiche di sviluppo, servizi in comune: soltanto uniti saremo più forti»  

AVEZZANO. Primi cento giorni di governo segnati dall’emergenza sanitaria per l’amministrazione civica di Gianni Di Pangrazio, tornato alla guida di Avezzano. Primi cento giorni e dunque tempo di bilanci e di previsioni.
Sindaco, che giudizio si dà per questo primo scorcio di mandato?
«Tante energie sono state dedicate alla pandemia: commissariamento della Rsa Don Orione, chiusura delle ultime classi delle scuole superiori, attivazione dei drive through, test di massa. Siamo stati veloci: i buoni per la spesa destinati ai nuclei familiari più in difficoltà, ad esempio, sono stati consegnati nell’arco di 18 ore, senza i problemi registrati in altri comuni. Nelle crisi la tempestività d’azione è di fondamentale importanza. Posso dare un giudizio sulla maggioranza, non su me stesso. Nell’ultimo consiglio comunale, ad esempio, abbiamo potuto imprimere un deciso cambio di passo sul Nuovo municipio, grazie anche alla competenza dei consiglieri».
Qual è il fiore all’occhiello e cosa non rifarebbe?
«Abbiamo prodotto tanto: 43 delibere di giunta, 29 di consiglio e abbiamo accelerato sul bonus 110%. Se partono 500 cantieri privati ci sarà vero ossigeno per l’economia cittadina. Tuttavia, sottolineo come un tema cruciale, la riattivazione dell’assemblea dei sindaci. La sfida del futuro si vince o si perde tutti insieme. Non ci sono cose che non rifarei».
Che cosa dovrebbe aver insegnato l’emergenza Covid e quali priorità per la sanità?
«Non ha insegnato nuove verità. Ha però ricordato tre concetti che erano stati trascurati. Il primo è che il benessere dipende dal buongoverno che deriva dalla qualità del pubblico. Il secondo sta nella collaborazione: il Recovery plan è frutto di collaborazione tra gli Stati, il vaccino tra scienziati. Il terzo è che le vere necessità, a volte, vengono trascurate per le emozioni e le mode del momento. Si inseguono incentivi e piccole mance, quando una buona sanità e validi trasporti sono fondamentali per la qualità della vita. Sulla tutela della salute abbiamo obiettivi irrinunciabili: il nuovo ospedale, la medicina del territorio, l’assunzione del personale necessario».
Quali progetti per il rilancio del centro e delle periferie?
«Il traguardo a cui tengo di più è quello delle scuole. Ho vissuto il terremoto dell’Aquila da dirigente. Il tema della sicurezza degli istituti è per me una specie di ossessione, poiché la qualità dell’istruzione è il primo fattore di sviluppo di una comunità. Tra poco saremo sul podio, in Italia, sulla sicurezza sismica e l’innovazione energetica: con il completamento delle scuole di via Pertini e via Puglie e l’adeguamento delle materne di Caruscino e San Pelino, Avezzano sarà un esempio da seguire a livello nazionale».
Come sostenere la ripresa del nucleo industriale e del commercio?
«Servono il treno veloce con Roma, servizi efficaci, digitalizzazione della macchina amministrativa, banda larga e alcuni interventi sulle imposte. Ma la prima priorità è soprattutto usare bene i fondi a disposizione. Ho alzato la voce sul Masterplan e siamo consapevoli che la sfida del Recovery fund sarà cruciale per il futuro della città e della Marsica. Il governo farà altro debito e deve essere un debito buono, capace di creare sviluppo, altrimenti rimarrà soltanto un macigno sulle spalle delle prossime generazioni».
Quale futuro per il Teatro dei Marsi e la cultura, a due passi da Roma?
«Un futuro in crescita, che vedrà il teatro come fiore all’occhiello della cultura, sempre più protagonista. Per la cultura sono necessari gli eventi caratterizzati da continuità nel tempo. Ci stiamo lavorando».
Sul Recovery fund quali sono i progetti chiave per Avezzano e la Marsica?
«Il Pil della Marsica, a causa della pandemia, secondo alcune stime, scenderà del 10%. All’Abruzzo saranno destinate risorse ingenti tra prestiti e finanziamenti a fondo perduto: nessuno pensi stavolta di escluderci dalle provvidenze strutturali dello Stato. Scommettiamo su sette punti: agroalimentare, ospedale e tribunale, intermodalità, banda ultra-larga, Marsica export, turismo e cultura, sanità. Nella prossima assemblea dei sindaci li declineremo insieme alle categorie produttive. Sono basi solide per la ripartenza del territorio».
Quale risposta delle aree interne alla nascente Grande Pescara?
«La creazione della Grande area Marsica. Le zone interne, la Marsica in particolare, devono imparare a fare sistema al di là delle bandiere. Proporrò ai colleghi sindaci del territorio di fare gioco di squadra per chiedere alla Regione un riconoscimento di ruolo, come ente istituzionale sussidiario, per avere uno spazio di azione utile per sostenere la crescita della Marsica città e territorio e per evitare la definitiva marginalizzazione politica. L’operazione può essere declinata o attraverso l’Unione di comuni montani oppure attraverso una formula scelta dalla Regione purché consenta il riequilibrio dello sviluppo regionale dell’area interna della Marsica sulla città lineare della costa».
La città è fuori dalle filiere politiche: punto di forza o di debolezza?
«Storicamente, in cinque anni di mandato, Parlamento e Regione cambiano colore politico più volte. Oggi, il Comune è civico, la regione è di centrodestra, il governo è giallorosso. Puntare sulle filiere politiche ha poco senso anche per questo. L’unica filiera fondamentale è quella dell’intelligenza e del senso dello Stato e soprattutto del legame profondo con la propria terra».
Quale futuro per il “parlamentino” dei sindaci?
«L’assemblea dei sindaci, se riusciremo a fare il salto di qualità mettendo sempre al centro gli interessi della popolazione, incentrando il confronto sui contenuti, potrebbe essere il motore del progetto per la creazione dell’area Marsica città e territorio, il luogo di confronto a tutto tondo su: la difesa della sanità, le politiche di sviluppo unitarie del territorio, in collaborazione con le associazioni di categoria e le forze economiche e sociali, la creazione di servizi in comune. Uniti saremo più forti».
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