Diciotto mesi per un esame in ospedale

14 Aprile 2018

Appuntamento a ottobre 2019 per un ecocolordoppler. La Asl: spetta al medico di famiglia indicare un iter più veloce

SULMONA. Sale ad un anno e mezzo l’attesa per un ecocolordoppler all’ospedale di Sulmona. L’ultimo caso di liste “a passo di lumaca” viene denunciato dal Tribunale per i diritti del malato e riguarda una donna che al Cup si è vista rispondere che la prima data utile è ottobre 2019. Un’eternità per chi è costretto a sottoporsi all’esame per sapere se rischia trombosi, ictus o malattie cardiache. «È un’assurdità», spiegano i volontari del Tribunale per i diritti del malato, «si tratta di un tempo infinito per chi deve sapere se ha patologie così gravi. Poi ci lamentiamo se i pazienti si rivolgono ad altre strutture ospedaliere». Il Tdm da sempre solleva questo problema e negli ultimi mesi ha raccolto diverse segnalazioni di questo tipo. Ad esempio c’è stato chi si è lamentato per un esame alla tiroide, la cui prenotazione è stata fissata dopo due anni, per non parlare di chi è stato anche rimandato a casa per carenza di personale nel reparto. In realtà, telefonando al centralino del Cup (Centro unico prenotazioni), al numero verde 800-862862, un’ ddetta risponde che le liste sono chiuse per alcuni esami riferiti all’ecodoppler, con le prenotazioni che riprenderanno a partire dal 2019, mentre per altri test si deve aspettare circa un anno. Telefonando si scopre anche che i tempi di attesa variano tra quelli dichiarati sul sito e quelli effettivi. Da anni il Tribunale per i diritti del malato, col responsabile regionale Edoardo Facchini, denuncia i tempi di attesa infiniti, a cui si aggiunge la discrepanza tra i dati pubblicati sul sito ufficiale della Asl e le prenotazioni effettive fatte al Cup. Ad esempio, secondo il portale, sia per un’ecografia bilaterale al seno che per una mammografia, il tempo massimo è 60 giorni. Chiamando il Cup si viene, però, a scoprire che i mesi d’attesa diventano almeno quattro. Nel frattempo, dalla Asl fanno sapere che tocca al medico di base decidere se l’esame deve avere un iter più veloce o seguire i tempi ordinari. «Sta al medico di famiglia o allo specialista valutare se la richiesta dell’utente giustifica il ricorso alle classi di priorità che consentono di fare l’esame tra i 10 e i 60 giorni e che permettono di seguire un iter molto più rapido rispetto all’ordinaria programmazione fissata tramite prenotazione al Cup», precisa la direzione della Asl che ricorda come, al di fuori di questi casi, le urgenze siano sempre garantite. Inoltre, dal 2016 è attivo il servizio di recall per la conferma dell’esame a ridosso dell’appuntamento.
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