Dietro il muro spunta una Pietà del ’400

Eccezionale ritrovamento in un edificio di via Cascina durante i lavori post-terremoto: la statua celata per secoli
L’AQUILA. Nascosta per secoli dietro a un muro di mattoni, è tornata alla luce nei mesi scorsi, davanti agli occhi increduli degli operai, la statua di una Pietà, risalente al XV-XVI secolo.
Il gruppo scultoreo, di altissimo valore artistico, è stato scoperto durante i lavori di restauro di Palazzo Morini-Cervelli, a via Cascina, in centro storico. Un “regalo” inatteso, che ha lasciato senza parole anche i proprietari dell’immobile, ignari della presenza di un tale capolavoro all’interno della loro abitazione. «La statua è stata rinvenuta al primo piano del palazzo, posizionata in una nicchia a sesto acuto realizzata nella parete più antica», spiega la storica dell’arte della Soprintendenza per L’Aquila e cratere, Letizia Tasso. «La muratura più recente, di probabile datazione secentesca, l’ha finora protetta e celata». Il gruppo rappresenta la Vergine Maria che regge sulle ginocchia il corpo di Cristo. «Risulta realizzato totalmente in stucco», continua la storica d’arte, «così come la ghiera decorativa che correva tutt’intorno al bordo della nicchia le cui parti si è riusciti a salvare e conservare». Resta da capire il perché la scultura, nei secoli scorsi, sia stata coperta. «Può essere possibile che, in una fase anche di molto successiva alla sua realizzazione, si sia ritenuto di coprire e posizionare l’immagine della Pietà all’interno dei muri dell’abitazione, attribuendole una sorta di funzione protettrice contro calamità naturali o terremoti», spiega Tasso. «Un’altra possibilità è legata al cambiamento nel tempo della distribuzione d’uso degli spazi del palazzo. Nata magari come piccola cappella privata o come tabernacolo votivo, la stanza può avere negli anni mutato destinazione».
A colpire gli studiosi è soprattutto la differenza di realizzazione dei due personaggi componenti il gruppo. «La Vergine mostra una tridimensionalità e un’impostazione che oserei definire classica», prosegue la storica d’arte. «La figura di Cristo appare invece più legata all’arte popolare. Si può ipotizzare l’opera di un maestro di ambito tedesco». L’obiettivo, ora, è valorizzare la scultura. «Bisognerà restaurarla e poi si studieranno soluzioni per la conservazione», spiega l’architetto della Soprintendenza Gianfranco D’Alò. «Per questo si pensa a una diversa disposizione degli spazi dell’abitazione». La soprintendente Alessandra Vittorini sottolinea come «la città stia offrendo una ricchezza di occasioni, esperienze, realtà inedite, che va ben oltre le pratiche della ricostruzione. L’Aquila città della conoscenza è concetto consolidato che dovrebbe includere anche il restauro. La nostra esperienza è importante soprattutto per chi, a poca distanza da qui, dovrà avviare nuovamente una ricostruzione: bisogna farne tesoro, ponendosi un serio problema di eredità».
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