Disabile morto, nuovo mistero: danneggiata l’auto dell’imputato

Ignoti squarciano le gomme della vettura, fallisce il tentativo di bruciarla: presentata una denuncia Mostacci è accusato della sparizione di Collinzio D’Orazio, poi ritrovato annegato nel fiume Giovenco
SAN BENEDETTO DEI MARSI. Squarciate le gomme dell’auto di Fabio Mostacci, imputato nel processo (inizia oggi) che lo vede imputato per la morte del disabile Collinzio D’Orazio. L’inquietante episodio è avvenuto di notte e sul caso sono in corso accertamenti da parte dei carabinieri della locale stazione a cui il giovane ha segnalato l’accaduto. Qualcuno avrebbe anche tentato di incendiare la sua auto, senza però riuscire nell’intento. Sono al vaglio degli investigatori alcuni filmati delle telecamere di sorveglianza della zona che potrebbero aver ripreso l’attentatore. I militari dell’Arma stanno già seguendo una pista ben precisa ma per arrivare a una conclusione serviranno dei riscontri. Il processo sulla morte di D’Orazio si sarebbe dovuta tenere già il 19 ottobre davanti alla Corte d’assise dell’Aquila ma l’udienza era stata rinviata per lo sciopero degli avvocati.
IL RAID
I danni all’auto gettano nuovi interrogativi sulla vicenda riguardante la misteriosa morte del 51enne di San Benedetto. In particolare, sono state squarciate le gomme dell’auto che appartiene a Fabio Sante Mostacci, 30 anni, di San Benedetto, accusato insieme all’amico Mirko Caniglia (29) di aver abbandonato la vittima in evidente stato confusionale nei pressi del fiume Giovenco, in una zona fangosa e durante una notte dalle pessime condizioni climatiche, provocandone la morte. D’Oravio venne poi ritrovato annegato nel fiume, a un mese dalla scomparsa. Era il febbraio 2019. Sui due imputati pesa anche l’aggravante della morte conseguita dall’abbandono della vittima. Inizialmente il reato ipotizzato era quello di omicidio volontario. A scoprire le gomme tagliate alla vettura sarebbe stato proprio Mostacci che, assistito dall’avvocato Mario Flammini, ha presentato denuncia alla locale stazione dei carabinieri.
L’INCENDIO
Stando agli accertamenti, l’attentatore avrebbero anche cercato di incendiare la macchina. Qualcosa però non sarebbe andato secondo i piani. Infatti il responsabile del danneggiamento non è riuscito a innescare l’incendio. Del materiale necessario a dare alla fiamme il mezzo di Mostacci sarebbe però stato ritrovato nelle vicinanze dell’auto che presentava piccoli segni di bruciato. Forse il responsabile dell’atto criminale è stato spaventato da qualche passante e ha “ripiegato” sul danneggiamento degli pneumatici.
I COLLEGAMENTI
Gli investigatori, che sull’accaduto mantengono il più stretto riserbo, avrebbero già una pista e ci sarebbero anche dei collegamenti con la vicenda riguardante la morte di D’Orazio. Risposte sono nei filmati delle telecamere di sorveglianza che si trovano nella zona. Sono state acquisite dai militari. Non si esclude che nelle prossime ore possa esserci una svolta nelle indagini. Mostacci, insieme al presunto complice, secondo la Procura, ha continuato nei giorni di ricerca dello scomparso a non dire nulla e a non fornire neppure dati utili per il rinvenimento della vittima, che veniva cercato ovunque da volontari e da una task forze di vigili del fuoco, carabinieri e polizia. Anzi, secondo la Procura, ha addirittura depistato le indagini. Tanto che alla fine fu necessario un imponente dispiegamento di forze, oltre a dei cani da ricerca, per ritrovare il corpo del 51enne. Il danneggiamento dell’auto può avere collegamenti con quanto accaduto?
©RIPRODUZIONE RISERVATA

