Disabile trovato morto nel fiume: è battaglia sulle intercettazioni

11 Luglio 2022

Oggi l’udienza chiave davanti al gup: Mostacci e Caniglia devono rispondere di abbandono d’incapace Per la Procura hanno lasciato il 51enne in un luogo pericoloso. La madre: «Voglio la verità» 

AVEZZANO. Udienza chiave quella che si terrà questa mattina davanti al gup del tribunale di Avezzano, Daria Lombardi, per il caso di Collinzio D’Orazio, il 51enne trovato senza vita nel fiume Giovenco oltre tre anni fa. Sotto accusa due giovani di San Benedetto dei Marsi, Fabio Sante Mostacci, 30 anni, e Mirko Caniglia, 29enne, che quel 2 febbraio del 2019, dopo aver trovato D’Orazio nella piazza del paese, e averlo fatto salire in macchina, anziché riaccompagnarlo a casa, o comunque in un altro luogo sicuro, lo avrebbero abbandonato in evidente stato confusionale, anche a causa dei problemi psichici e dell’evidente stato di ebbrezza, sotto la pioggia e alle basse temperature notturne, in una situazione di oggettivo pericolo.
Nel corso dell’udienza di oggi, il gup deciderà sull’eventuale rinvio a giudizio dei due accusati. Secondo l’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Maurizio Maria Cerrato, Mostacci e Caniglia lo avrebbero lasciato in un luogo pericoloso e più in particolare «in un terreno isolato, fuori dal centro abitato, attraversato da un reticolo di strade pericolose per un percorso pedonale e dal fiume Giovenco».
La vittima, prima di incontrare i due giovani, era stata vista consumare alcolici in un bar del paese nonostante l’incompatibilità con i medicinali che assumeva per via del suo stato di salute. Collinzio D’Oraio aveva una seria disabilità. C’è anche un filmato fatto con un cellulare davanti al locale che conferma tale circostanza. In questi mesi sono state trascritte le intercettazioni, affidate a un perito, su richiesta presentata dai legali degli imputati.
Secondo la tesi accusatoria, i due accusati avrebbero continuato anche nei giorni successivi al presunto abbandono a non dire nulla e non fornire neppure dati utili per il rinvenimento della vittima che veniva cercato ovunque da volontari e da una task forze di vigili del fuoco, carabinieri e polizia. Anzi, secondo la Procura, avrebbero addirittura tentato di depistare le indagini. Nella seconda fase delle indagini l’accusa era diventata quella di omicidio volontario. Ora il capo d’accusa è tornato quello originario. Oltre che del reato di abbandono di incapace, i due devono rispondere anche dell’aggravante di aver causato, con il loro gesto, la conseguente la morte del loro compaesano. Gli accusati rischiano fino a 8 anni di reclusione. La madre di D’Orazio continua a chiedere la verità. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Mario Flammini, Franco Colucci e Antonio Milo, i primi difensori di Mostacci, il terzo di Caniglia. Le parti civili, e cioè la mamma e il fratello della vittima, sono difesi dall’avvocato Stefano Mario Guanciale.
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