Dislessia, niente contributi Le famiglie vanno al Tar

28 Gennaio 2018

Nel mirino la decisione dell’Inps di non corrispondere gli aiuti ai ragazzi L’assegno di indennità di frequenza è previsto per i disturbi dell’apprendimento 

L’AQUILA. Per i genitori di bambini e ragazzi con disturbi dell’apprendimento come la dislessia esiste un aiuto economico garantito dallo Stato.
Si tratta dell’assegno di indennità di frequenza, che rappresenta spesso una valida forma di sostegno per le famiglie, che impiegano i fondi per l’acquisto di materiale didattico ed elettronico specifico oppure per l’eventuale pagamento di centri di riabilitazione oppure il tutor che segue il percorso dei figli.
Un contributo previsto per legge che ammonta a 280 euro mensili per tutto l’anno scolastico e anche per il periodo estivo, se vengono frequentati centri di riabilitazione privati riconosciuti. Ma per ottenerlo è necessario l’assenso dell’Inps.
Alcune famiglie aquilane, di fronte alla risposta negativa dell’ente previdenziale, hanno deciso di rivolgersi al tribunale ordinario e amministrativo, contestando la mancata applicazione della legge 289/90.
L’attribuzione dell’assegno, infatti, passa attraverso una commissione di giudizio d’invalidità da parte dell’Inps, al termine di una fase istruttoria che prevede una serie di adempimenti, tra i quali la presentazione di certificati medici e relazioni specialistiche. Inoltre, l’iter si completa con una visita medica all’Asl. Insomma, non certo una passeggiata sia per i genitori sia per i figli che a un problema documentato devono aggiungere la non indolore fase del rimpallo da una commissione medica all’altra. Ma non sempre la domanda va a buon fine. E così è stato per alcune famiglie aquilane che si sono viste bocciare l’istanza.
A quel punto è cominciata la battaglia legale «per quello che», come spiega uno dei genitori che ha inoltrato la domanda per conto del figlio minorenne affetto dal disturbo specifico dell’apprendimento, «è un diritto stabilito dalla legge e che, invece, ci è stato inspiegabilmente negato».
L’odissea giudiziaria di alcune delle famiglie interessate è passata attraverso una causa civile in seguito alla revoca del diritto all’assistenza. L’Inps ha resistito dichiarando che l’erogazione del trattamento economico andava sospesa in mancanza dei requisiti. Ma le famiglie non hanno mollato e hanno deciso di impugnare il diniego anche davanti al Tribunale amministrativo regionale. «Pur in presenza di certificazioni di specialisti», affermano ancora i genitori dei ragazzi esclusi, «l’Inps non concede l’indennità di frequenza. Il caso riguarda numerosi studenti che rischiano ulteriori aggravamenti delle loro condizioni. Si parla tanto di tutela delle fasce deboli, ma nella pratica si fa davvero ben poco».
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