Don Antonio festeggia 50 anni di sacerdozio

Il parroco di San Giuseppe taglia lo storico traguardo: alla cerimonia anche il vescovo di Lanciano
AVEZZANO. Don Antonio Pecce, parroco della chiesa di San Giuseppe ad Avezzano, ha tagliato il nastro del 50° anno di sacerdozio. Un traguardo importante che il prete marsicano ha voluto immortalare con la celebrazione di una santa messa, alla quale hanno preso parte numerosi parenti e amici, oltre agli affezionati parrocchiani.
Ospite d’eccezione è stato monsignor Emidio Cipollone, nativo di Cese di Avezzano e oggi alla guida dell’arcidiocesi di Lanciano e Ortona, che con la sua presenza ha voluto onorare il parroco della piccola chiesa di via Crispi in uno dei momenti più importanti del suo percorso sacerdotale. Teologo, professore di lettere, latinista affermato, allievo di Ettore Paratore e presidente dell’istituto diocesano per il sostentamento del clero, don Antonio Pecce è nato il 19 luglio 1942 a Ortona dei Marsi. A 27 anni venne ordinato sacerdote da monsignor Domenico Valerii in persona.
Era il 21 giugno del 1969 quando il sacerdote novello giunse in cattedrale in compagnia dell’allora vescovo della diocesi dei Marsi. Dopo la lettura dell’epistola e del vangelo, il monsignore impose le sue mani sul capo del giovane recitando la preghiera consacratoria. Da quel momento Tonino, come lo chiamavano tutti, divenne don Antonio. Alla cerimonia presero parte anche le autorità civili e religiose del tempo come monsignor Ottavi Celi e don Paolo Frazzini, ex parroci di Ortona dei Marsi; monsignor Antonio Santucci, rettore del seminario di Avezzano, e l’onorevole Natalino Di Giannantonio, ex sindaco di Bisegna. La vicenda dell’ordinazione di don Antonio Pecce è narrata anche da don Vincenzo Amendola al numero 250 della Valle del Giovenco del 22 giugno 1969. È da quest’ultimo, che lo ebbe particolarmente a cuore durante gli anni del seminario, che don Antonio ha ereditato la comunità religiosa della chiesa di San Giuseppe, luogo sacro molto caro agli avezzanesi, che fu cattedrale quando la chiesa di San Bartolomeo in piazza Risorgimento era inagibile a causa dei bombardamenti della guerra.
Un’omelia di ringraziamento quella di don Antonio, sia verso il Signore per avergli dato fiducia, averlo conservato e preservato da ogni pericolo e aiutato a restare fedele alla vocazione, che verso coloro che lo hanno accompagnato in questo cammino sacerdotale.
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