Don Piccoli finisce a “Un giorno in pretura”

2 Ottobre 2022

Ripercorso il processo all’ex prete di Pizzoli condannato a 21 anni e mezzo per l’omicidio di don Rocco

L’AQUILA. In aula ha mostrato il solito cipiglio, quello che lo reso indimenticabile agli aquilani e soprattutto ai pizzolani, con cui ingaggiò una battaglia a suon di campane, nel 1998. Ieri sera don Paolo Piccoli è tornato protagonista, durante la prima puntata della nuova stagione della trasmissione “Un giorno in pretura”, andata in onda su Raitre, col titolo “L’ultimo sacramento”. Sono state ripercorse le fasi del processo al sacerdote veneto, ma incardinato nell’Aquilano, che è stato condannato in primo grado e in Corte d’Appello a Trieste a 21 anni e 6 mesi, per l’omicidio di don Giuseppe Rocco, 92enne ospite insieme a lui della Casa del Clero triestina. Don Piccoli, 57 anni ma già in quiescenza, ex parroco di Pizzoli e Rocca di Cambio, si è sempre professato innocente ed è assistito dall’avvocato Vincenzo Calderoni del foro dell’Aquila e dall’avvocato Stefano Cesco del foro di Pordenone. In tv don Paolo è apparso molto combattivo: le telecamere di “Un giorno in pretura”, trasmissione ideata e condotta da Roberta Petrelluzzi, hanno seguito tutte le fasi del processo, iniziato nel 2017, concluso in primo grado il 13 dicembre 2019 e in Appello l’11 giugno 2021. Attualmente don Piccoli è in attesa del giudizio della Cassazione.
Davanti ai giudici ha “mimato” la benedizione che avrebbe impartito per la vittima ed è stata trasmessa anche la testimonianza della perpetua Eleonora Laura Di Bitonto, la donna che il 25 aprile 2014 trovò senza vita don Giuseppe Rocco, nella sua stanza da letto alla Casa del Clero, dove alloggiava anche don Paolo Piccoli. In un primo momento si parlò di morte naturale, poi è subentrata l’accusa di omicidio, dopo che l’autopsia aveva evidenziato i sintomi di un soffocamento meccanico. Accusa caduta sul sacerdote veneto, al quale è stato contestato di aver ucciso don Rocco per impossessarsi di alcuni beni e in particolare della collanina che l’anziano prelato portava sempre al collo. Una tesi che la difesa ha cercato di smentire durante le fasi di dibattimento, sostenendo l’irragionevolezza del movente. Nel 1998, quando era parroco nel comune di Pizzoli, don Paolo Piccoli amplificava le sue omelie e il suono delle campane grazie a un impianto stereo sistemato sul campanile. I compaesani protestarono, lanciando una petizione, e il sacerdote, dall’altare dalla chiesta, li accusò di essere comunisti che tramavano alle sue spalle. Ma le sue parole furono registrate e la vicenda, condita dalla battaglia legale innescata e dalle sue liti pubbliche con i chierichetti, finì sulle cronache nazionali.