«Donne malpagate e condizionate sul lavoro»

16 Maggio 2018

Giannangeli (Centro antiviolenza): c’è ancora una cultura maschilista che resiste ai cambiamenti

L’AQUILA. «La violenza maschile sulle donne non può essere catalogata come un’eccezione: è un problema strutturale della società, che affonda le radici in un’asimmetria di potere che genera relazioni gerarchiche. L’uomo è visto sempre in una posizione di potere, la donna di sottomissione: il tutto rafforzato da un apparato di stereotipi che ci trasmettono questo tipo di messaggio». È un’analisi più che mai attuale, quella prodotta dal Centro antiviolenza per le donne “Donatella Tellini”, nell’ambito del corso di formazione professionale rivolto ai giornalisti abruzzesi su “Mezzi di comunicazione e rappresentazione della violenza maschile contro le donne”. Relatrici del convegno, che si è svolto all’Aquila, la giornalista del Centro e componente del Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti, Marina Marinucci; Simona Giannangeli, avvocato e presidente del Centro antiviolenza dell’Aquila, Maria Franca Di Rocco e Anna Tellini, collaboratrici del Centro antiviolenza. «In un’accezione stereotipata» ha fatto notare Di Rocco, «il maschile fa pensare all’autorità e a un’ineluttabile forma di decisionismo; quando si pensa al femminile, i temi affluiscono all’affettività, la docilità, la debolezza, il bisogno di essere sostenute. Un percorso di indottrinamento in cui anche i media hanno la loro parte, quando riproducono lo schema della dominazione maschile e della sudditanza femminile». La violenza in famiglia e nella sfera lavorativa. Una violenza che non è fatta solo di episodi estremi, come nel caso dei femminicidi, ma si declina in mille sfaccettature. «Nel mondo del lavoro», ha fatto notare Di Rocco, «le donne fanno una fatica immane a essere valorizzate, a fare carriera. Spesso sono sottopagate e subiscono le pressioni dei superiori».
«La violenza maschile contro le donne è la misura di quanto siamo ancora resistenti ai cambiamenti culturali», ha sottolineato Giannangeli. «Lo snodo è in tutto ciò che ancora viene impedito alle donne, come negazione della società. In Italia, dall’inizio dell’anno, ci sono stati 28 femminicidi. Casi che vengono trattati spesso, anche dalla stampa, con sensazionalismo eccessivo».
«Questa giornata è un cammino in questa direzione», hanno concluso le relatrici, «per dare la giusta dignità alle donne vittime di violenza di qualsiasi tipo». (m.p.)
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