Droga e denaro riciclato in Cina: coniugi arrestati a Tagliacozzo

Sono il padre e la madre di un boss del narcotraffico: l’uomo rinchiuso a Teramo, la moglie ai domiciliari In tutto 33 indagati: negozi cinesi per “ripulire” i soldi, tracciati movimenti per 50 milioni di euro
TAGLIACOZZO. Due arresti anche nella Marsica nell’ambito della maxi operazione, nata da un’inchiesta della Guardia di finanza, che ha portato a sgominare un’organizzazione accusata di riciclare i proventi di un traffico di droga, inviandoli in Cina. Gli arresti sono stati eseguiti a Tagliacozzo e riguardano i genitori di Federico Latini, a capo di uno dei due gruppi criminali che secondo la Finanza gestivano il riciclaggio. Il primo gruppo, quello dei cinesi, gestiva le fasi del riciclaggio coordinati da Wen Kui Zheng. L’altro, invece, era composto «da due sotto insiemi», due «compagini criminali di alto livello», come vengono definiti dagli investigatori.
IL BLITZ NELLA MARSICA
Uno dei due sottogruppi era capeggiato da Antonio Gala e Fabrizio Capogna, mentre l’altro proprio da Federico Latini, 29enne romano. Ed è in questo ambito che risulterebbero coinvolti i genitori del giovane. I due coniugi si trovano da tempo a Tagliacozzo, dove risiedono in una casa di loro proprietà. Il padre, Marcello Latini, 56 anni, è stato arrestato e trasferito nel carcere Castrogno di Teramo, mentre la madre, Francesca Anzuini, 48enne, si trova ai domiciliari a Tagliacozzo. Il figlio, Federico Latini, in passato sparò a un giovane a Torpignattara, quartiere di Roma, dopo averlo speronato in auto. All’epoca delle indagini era in stato di detenzione domiciliare per il tentato omicidio legato a un regolamento di conti nell’ambiente del traffico di stupefacenti. Dagli inquirenti viene descritto come «fortemente radicato nel mondo del narcotraffico romano». Le indagini sul suo gruppo hanno permesso di sequestrare partite di droga per oltre 157 chilogrammi, per un valore stimato di circa 4 milioni di euro, e armi, trasportate in sicurezza grazie a sofisticati vani segreti ricavati nelle vetture messe a disposizione dei corrieri.
GLI ARRESTI
Complessivamente sono state arrestate 33 persone (22 in carcere, 11 ai domiciliari) per traffico internazionale di stupefacenti e riciclaggio su disposizione dell’antimafia capitolina. Gli arresti sono stati eseguiti dal Gico del nucleo economico finanziario della Finanza; tra i capi dell’organizzazione Antonio Gala e Fabrizio Capogna. Secondo le prime informazioni, le attività di ripulitura del denaro incassato avvenivano in delle sedi di attività commerciali dedite all’import-export di abbigliamento e accessori di moda, tutte gestite da due comunità familiari cinesi nel quartiere Esquilino della capitale.
L’ACCUSA DI RICICLAGGIO
Tali esercizi, esistenti solo formalmente, fungevano in realtà da «centri di raccolta» del denaro di provenienza illecita destinato ad essere trasferito all’estero, riciclato. Nei fatti, il denaro depositato presso il broker cinese non lasciava fisicamente il Paese di partenza, mentre veniva trasferito il solo valore nominale alla controparte (broker) presente nel Paese estero. La successiva compensazione poteva avvenire con modalità diverse quali, tra le altre, il ricorso a corrieri di valuta, bonifici diretti di importo frazionato (al fine di aggirare i vincoli antiriciclaggio) ovvero a mezzo di trasferimenti di denaro sulla base di operazioni commerciali fittizia. Nel complesso, sono state tracciate movimentazioni finanziarie per oltre 50 milioni, dirette dal territorio nazionale verso la Repubblica popolare cinese. Durante le indagini sono stati sequestrati circa 10 milioni di euro, di cui 8 milioni all’aeroporto Leonardo da Vinci a Fiumicino, nei confronti dei money mule (i corrieri del riciclaggio) incaricati di trasferire fisicamente il denaro fuori dall’Italia. Sono stati anche accertati conferimenti di denaro di provenienza illecita in favore della compagine cinese di stanza a Roma per oltre 4 milioni di euro.
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