Droga ordinata al telefono, dieci arresti

Scacco alla banda magrebina, elenco con 40 clienti marsicani. In un’estate vendute 1.400 dosi per quasi 60mila euro
AVEZZANO. Un ristoratore, la barista appena maggiorenne, più di un operaio, qualche studente, diversi nullafacenti. Clientela esclusivamente marsicana per il gruppo di spacciatori nordafricani sgominato all’alba dai carabinieri di Avezzano dopo un’articolata indagine fatta di appostamenti, pedinamenti e raccolta di materiale fotografico. Clientela che in una sola estate s’era sniffata o aveva fumato quasi 60mila euro di sostanze, visto che sono state accertate almeno 1.400 cessioni di altrettante dosi. Un’indagine che conferma come il Fucino sia ormai una grande piazza per la vendita di droga, dove la domanda italiana incontra l’offerta dei magrebini.
LE MISURE. Sono quindici quelle firmate dal gip del tribunale di Avezzano, Maria Proia, di cui otto in carcere, sei ai domiciliari e un obbligo di firma. Dieci le misure eseguite. Cinque sono i latitanti, forse rientrati in Marocco. Gli indagati sono Mohamed Aouani, 31 anni, Moncif Anbar (28), Bouazza Aboutabit (28), Abdellah Archouni (33), Mohammed Arroubi (36), Youssef Bya (36), Morad Kharas (39), Abdelouahad Najim (41), Said Habibi (46), Chetyouy Ech (34), Fouad El Barni (31), Allal Maqori (27), Issam Attaoui (32), Imad Attaoui (36) e Said Yatimenabi (32), in gran parte domiciliati tra Avezzano e Luco. Quattro sono clandestini, gli altri hanno regolari permessi di soggiorno e qualcuno era in attesa di riottenerlo dopo i ricorsi presentati attraverso gli avvocati. Alcuni, come nel caso di Youssef Bya o di un altro giovane rinchiuso nel carcere di Teramo, sono già noti per essere stati coinvolti in precedenti operazioni antidroga. Le richieste delle misure sono arrivate dal procuratore Andrea Padalino dopo l’informativa dei carabinieri.
LA SOFFIATA. Per cinque mesi, a partire da marzo dell’anno scorso, i carabinieri della compagnia di Avezzano, agli ordini del capitano Pietro Fiano, hanno pedinato i sospetti, partendo da una soffiata che segnalava un’auto sospetta, una Volswagen Touran, tra via America e la zona industriale della città. Seguendo quell’auto, gli uomini del nucleo operativo e radiomobile guidato dal tenente Bruno Tarantini, sono riusciti a scoprire i primi clienti e la metodologia di spaccio. Così è nata l’inchiesta battezzata Call-off.
GLI ORDINATIVI. Avvenivano per telefono. Gli spacciatori di cocaina e hascisc, attraverso un accurato passaparola, avevano fornito svariati numeri di cellulare da contattare all’occorrenza. Tanto che il gip evidenzia come lo spaccio avvenisse in modo «continuativo e professionale». «È stato così delineato un vero e proprio sistema di just drug, in cui, di volta in volta, pusher e acquirente concordavano telefonicamente i luoghi di incontro per le cessioni dello stupefacente, secondo uno schema preciso», spiega il capitano dei carabinieri Pietro Fiano.
I SEQUESTRI. L’intero impianto accusatorio è sostenuto anche dal sequestro di circa 30 dosi (da 40 grammi l’una) di cocaina, di circa 130 grammi sempre di cocaina ma ancora da confezionare e di oltre otto etti di hascisc. Inoltre, in fasi e momenti diversi dell’indagine, sono stati arrestati tre soggetti in flagranza di reato, sono state denunciate nove persone e cinque consumatori di droga sono stati segnalati alla prefettura. Le dosi, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, venivano vendute a un prezzo che oscillava tra i 40 e i 50 euro. Gli acquirenti, una quarantina in tutto, erano di Avezzano, Luco, San Benedetto dei Marsi, Celano e Capistrello. «L’attività investigativa eseguita si inserisce in una più ampia pianificazione operativa volta alla prevenzione e alla repressione dello spaccio di sostanze stupefacenti disposta nella provincia dal comando carabinieri dell’Aquila», sottolinea Pasquale Avella, comandante della stazione di Avezzano. Gli arresti di ieri sono stati eseguiti dai carabinieri della compagnia di Avezzano con l’ausilio delle unità cinofile di Chieti e la collaborazione della compagnia di Teramo. Gli indagati sono difesi dagli avvocati Luca e Pasquale Motta, Mauro Ceci, Roberto Verdecchia e Mario Del Pretaro.
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