Droga sotterrata, il verdetto dell’appello

5 Febbraio 2019

Pena ridotta per il marocchino Nassite, confermata la condanna per il campano Candelora

AVEZZANO. Nascondevano la droga dentro i barattoli e sacchetti di cellophane sotterrati tra i canali del Fucino, sponde dei fiumi, oppure vicino ai pioppi, salici o, meglio ancora rovi: ma non sapevano di essere filmati da “fototrappole” a infrarossi utilizzate dai carabinieri forestali per inquadrare orsi, daini, lupi e uccelli.
Dopo l'arresto sono finiti sotto processo, due di loro sono stati condannati in secondo grado e dieci sono in attesa di giudizio.
La Corte d'Appello dell'Aquila ha confermato in parte le sentenze a carico di Abderrazzak Nassite (35 anni), marocchino residente nella Marsica, e Paolo Candelora (42), di origini partenopee. Per il marocchino la pena è stata ridotta di quasi 2 anni e da 6 anni e 4 mesi di reclusione, con 27mila euro di multa, è passata a 4 anni e 6 mesi. Candelora, invece, non solo si è visto confermare la pena inflitta in primo grado di 4 anni e 6 mesi, ma ha subìto la revoca di tutti i benefici della sospensione condizionale, ottenuti nelle condanne precedenti. L'operazione antidroga, condotta dal comandante provinciale dei carabinieri forestali, Nevio Savini, dal maggiore Edoardo Commandè, del nucleo investigativo dei carabinieri dell’Aquila, e dal comandante del Nipaf, Antonio Rampini, aveva portato, nel 2017, all'arresto di 14 persone in un’inchiesta con 33 indagati, in maggioranza marocchini. Erano stati sequestrati 130 grammi di cocaina, 2 chili di marijuana, 1,66 kg di hascisc. Il valore dello stupefacente sequestrato si aggirava tra i 40mila e i 50mila euro, ma il volume d’affari è stato stimato intorno al mezzo milione di euro all’anno.
Vasta l’area dove avveniva lo smercio: Avezzano, Celano, Scurcola Marsicana, L’Aquila, Teramo, fino a Milano. (p.g.)
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