Due casi spinosi in mano al Consorzio

Oggi il consiglio decide se aumentare i canoni agli agricoltori. Presidente in bilico, arriva il commissario?
AVEZZANO. Un consiglio decisivo per le sorti del Consorzio di bonifica della Marsica quello che si terrà oggi, alle 9, ad Avezzano. All'ordine del giorno figurano: ratifica dell'aumento del canone per i quasi 6.000 agricoltori consorziati e comunicazioni del presidente, Gino Di Berardino. Due argomenti scottanti.
Sull'approvazione del primo punto, che porterebbe nelle casse del Consorzio 500 mila euro per fronteggiare le spese dovute alla siccità, ma che penalizzerebbe ulteriormente gli agricoltori del Fucino, già nella seduta del 7 settembre il consiglio si era spaccato. Sette su dodici delegati (quattro della minoranza e tre della maggioranza) avevano preannunciato il voto contrario. Alla fine però decidevano di astenersi, consentendo che la delibera passasse. Avrebbe dovuto essere perfezionata dall'esecutivo (Deputazione amministrativa), riunitosi il 18. In apertura di seduta, però, tre – Mario Mancini, Fabrizio Malizia e Dario Bonaldi – dei cinque componenti hanno abbandonato la seduta, chiedendo al presidente di dimettersi. Oggi i 12 componenti del consiglio si trovano tra le mani due patate bollenti. Approvare in via definitiva l'aumento del canone significherebbe porsi contro gli agricoltori. Non approvarlo metterebbe il Consorzio nell'impossibilità di onorare gli impegni con i creditori, in primo luogo l'Enel.
Sia la Cia (Confederazione italiana agricoltori) che la Coldiretti ritengono che debba, in questo caso, intervenire la Regione. «Non è giusto chiedere agli agricoltori, già in grosse difficoltà per le malattie che colpiscono le colture, di cacciare altri soldi per pagare le spese per il pompaggio dell'acqua», sostiene Carmine Contestabile, vice presidente provinciale della Cia, «se ne faccia carico in qualche modo la Regione. E poi cosa aspettano il Cam e l'Arap a saldare il conto con il Consorzio? Il primo è debitore di un milione, la seconda di 200 mila euro».
Sulla stessa lunghezza d'onda è il segretario di zona della Coldiretti, Dino Meschieri, che si dice decisamente contrario all'aumento del canone: «La Regione, se vuole, può venirci incontro. Non chiediamo la luna, ma solo un'anticipazione dei fondi che ogni anno versa al Consorzio».
Non meno spinoso è l'altro argomento: quello del presidente, che nell'esecutivo non ha più la maggioranza. A meno che uno dei tre, che il 18 ha abbandonato la seduta, non ci ripensi. E questo non potrà che essere Fabrizio Malizia (Cia). Bonaldi, infatti, è della Confagricoltura, che è all'opposizione, e Mancini è stato designato dalla Regione. Interesse sia della Coldiretti che della Cia, al di là della posizione sull'aumento del canone, è che il presidente non si dimetta. Tra le due confederazioni c'è un accordo che prevede la staffetta. A fine anno Gino Di Berardino (Coldiretti) si dimetterebbe, per lasciare il posto a Marcello Ivone (Cia).
Se oggi il presidente dovesse dimettersi, salta tutto e arriva il commissario, che verrà nominato dalla Regione.
E sarà lui a gestire i 50 milioni del Masterplan, stanziati per la realizzazione della rete irrigua del Fucino.
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