Due giorni in barella Asl: al pronto soccorso troppe visite inutili

11 Novembre 2017

AVEZZANO. Troppi “accessi impropri” al pronto soccorso dell’ospedale di Avezzano. Lo scorso anno la metà erano codici verdi (17.800) e quelli rossi (gravi) solo 669 su un totale di quasi 40mila...

AVEZZANO. Troppi “accessi impropri” al pronto soccorso dell’ospedale di Avezzano. Lo scorso anno la metà erano codici verdi (17.800) e quelli rossi (gravi) solo 669 su un totale di quasi 40mila prestazioni annue. Numeri dell’Asl che rendono difficile la gestione dei servizi e che emergono dopo il caso della donna di 89 anni, di Cappelle dei Marsi, costretta a stare su una barella per due giorni perché non c’erano posti letto. I codici rossi sono quindi appena l’1,7% del totale, mentre 45 utenti su 100 sono codice verde (non grave), che in larga misura potrebbero essere trattati al di fuori del pronto soccorso; infine, 401 persone intasano ulteriormente le corsie per casi del tutto irrilevanti (codici bianchi). I medici si sono prodigati per trovarle un posto. Senza contare che c’erano altri pazienti costretti a rimanere molte ore, anche giorni, in una sala del pronto soccorso in attesa di una sistemazione.
Quasi 48 persone su 100, secondo l’Asl, si rivolgono al pronto soccorso per motivi che non giustificano l’urgenza (non certamente nel caso della pensionata di Cappelle), mobilitando in modo improprio personale e mezzi e creando un inutile e dannoso ingorgo che rende ancora più complicato il lavoro, già assai impegnativo, di medici e infermieri.
Sempre secondo l’azienda sanitaria, se questa importante quota di utenti non arrivasse al pronto soccorso, potendo essere trattata con altre forme di assistenza, «l’affluenza si ridurrebbe drasticamente e gli operatori sanitari potrebbero lavorare con più efficacia e maggiore tempestività, alzando il livello della qualità delle prestazioni».
Scorporati per fasce orarie, si nota che nel 2016 il più alto numero di prestazioni si registra tra le 8 e le 20 (27.807 accessi) e, a seguire, 6.383 accessi tra le 20 e le 24.00 mentre, dalla mezzanotte alle 8 del giorno dopo, i trattamenti sono 4.727. Questi numeri, per l’Asl, scattano una foto impietosa sul ricorso non corretto di parte dell’utenza «da correggere col contributo dei medici di famiglia e degli altri soggetti coinvolti nel sistema». (p.g.)
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