Due medici licenziati dal carcere

Pagano il passaggio da Ministero ad Asl: «Benservito dopo 15 anni»
SULMONA. Dalla stabilizzazione al licenziamento in un colpo solo. È destinata a finire nel peggiore dei modi la vertenza di due dei cinque medici del supercarcere sulmonese, Homayoun Effati e Toni Silveri. Nei mesi scorsi era stato avviato un percorso di riassunzione, che inspiegabilmente non è stato portato a termine. Anzi, i due medici hanno già ricevuto le lettere di licenziamento dal prossimo 30 giugno, data di scadenza dell’ultima convenzione semestrale in atto. I problemi per i medici penitenziari sono cominciati nei mesi scorsi, con alcune iniziative di sciopero.
A novembre il presidente della Regione e commissario per la Sanità, Luciano D’Alfonso, ha firmato un decreto sull’assunzione di nuovi medici dalla graduatorie Asl da giugno, dopo la mancata applicazione del Decreto del presidente del consiglio dei ministri del 2008, che ha segnato il passaggio di competenze fra ministero della Giustizia e Asl dei servizi sanitari. «Dopo 15 anni in carcere, con ben 40 visite quotidiane per uno e non essendo incompatibili perché senza altri contratti, ci mandano a casa» raccontano arrabbiati Effati e Silveri «abbiamo svolto le funzioni da dirigenti medici perché siamo responsabili di interi reparti di sicurezza e vogliono sostituirci con chi non è mai entrato in un carcere e che prenderà di più».
Attualmente i contratti di prestazione sanitaria prevedono per i due medici compensi da 23 euro lorde, con oneri a loro carico. I nuovi arrivati avranno contratti da 26 euro l’ora con spese pagate. «Non è una questione economica» tengono a puntualizzare i due «ma di rispetto. Abbiamo provato a risolvere la questione in modo pacifico, ora faremo ricorsi e denunce». (f.p.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

