Due medici vanno in pensione: più di mille bimbi senza pediatra

Le famiglie di Sulmona e Scanno non possono più affidarsi a Cercone, quelle di Pratola a Brandolino Disagi in tutta l’area se non arriveranno sostituiti dei professionisti, preoccupazione tra i genitori
SULMONA. Mancano i pediatri e oltre mille bambini rischiano di restare senza medico per diversi mesi tra Valle Peligna e Alto Sangro: l’emergenza sanitaria nelle aree interne dell'Abruzzo continua quindi a preoccupare.
Al problema legato ai punti di primo soccorso e all’assenza di ambulanze medicalizzate, come accaduto per esempio a Pescasseroli, se ne aggiungono altri. Dopo i numerosi appelli per la carenza di medici di base, con interi comuni rimasti senza assistenza a causa del pensionamento di alcuni dottori e dell'assenza di sostituti, arrivano nuovi guai che questa volta però riguardano i più piccoli.
Ora a preoccupare le famiglie della Valle Peligna e dell’Alto Sangro, infatti, è la lacuna che si è venuta a creare a causa della mancanza di pediatri. Anche in questo caso a creare il disagio è stato il pensionamento di due medici che prestano servizio sul territorio assicurando da decenni assistenza e cura ai neonati, ai bambini e agli adolescenti.
In particolare, nei giorni scorsi il dottor Giuseppe Cercone, che ha operato per anni a Sulmona e a Scanno, ha lasciato il suo posto per dedicarsi alla pensione. E a breve anche il dottor Giuseppe Brandolino, che invece presta servizio a Pratola Peligna, cesserà di lavorare. Come accaduto già in altri territori, come per esempio nella Marsica, se non arriveranno medici da altre zone per sostituirli, i bambini rischieranno di rimanere senza più assistenza di base.
Il problema, se non si interverrà dall’alto con nuove assegnazioni sul territorio della Valle Peligna e dell’Alto Sangro, potrebbe protrarsi quindi per mesi con disagi e criticità per le famiglie alle prese soprattutto in questo periodo con influenze e virus di stagione.
In realtà il tema della carenza di pediatri è nazionale, così come quella dei medici di medicina generale e degli infermieri, ma anche del personale ospedaliero.
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