Due opere restaurate tornano a casa al Munda

I capolavori del Medioevo abruzzese salvati dopo il sisma al Forte Spagnolo Le grandi lastre scolpite sono state esposte alla reggia di Venaria Reale
L’AQUILA. Recuperati tra i calcinacci del Castello cinquecentesco, restaurati e studiati, due capolavori del Medioevo abruzzese sono tornati ieri mattina all’Aquila, inseriti nell’esposizione permanente del Munda, il Museo nazionale d’Abruzzo, a Borgo Rivera, di fronte alla monumentale Fontana delle 99 Cannelle simbolo della città.
PEZZI DA NOVANTA. Si tratta della Transenna lucifera della prima metà del IX secolo e della lastra con Cristo in maestà tra gli angeli, della fine del XII secolo, entrambe provenienti dalla chiesa di San Pietro di Campovalano. Le due opere, restaurate grazie a Intesa Sanpaolo, con la supervisione della direttrice del Polo museale d’Abruzzo, Lucia Arbace, nell’ambito del progetto Restituzioni, sono state esposte fino a metà del mese scorso nella mostra “La fragilità della bellezza”, a cura di Carlo Bertelli e Giorgio Bonsanti, a Venaria reale. «Sono due importantissimi reperti lapidei che nel 2009 erano collocati nel Castello e che, per la complessità di spostamento, erano rimasti sul posto, impolverati e coperti di qualche calcinaccio caduto nell’ambiente in cui erano collocati durante il terremoto», ha spiegato la stessa direttrice Arbace. «Due anni fa sono stati segnalati per il progetto Restituzioni a Banca Intesa, poi magistralmente restaurati dalla ditta Mimarc di Antonio Mignemi, specializzata nel lapideo, e studiati da Marco D’Attanasio, esperto medievista che attualmente opera nella Soprintendenza di Frosinone. Grazie alla collaborazione con la ditta Apice, che ne ha curato il trasporto, sono finalmente tornati in città, nella sala medievale del museo».
IL MUNDA CRESCE. Un prezioso “bottino” per il Munda di Borgo Rivera, diretto da Mauro Congeduti. «La transenna lucifera, in particolare, per le dimensioni ragguardevoli e la quasi totale integrità, costituisce un unicum tra gli arredi scultorei di epoca altomedievale conservatesi nel territorio regionale. La sua funzione ancora non è ben chiara. Certo si tratta di un pezzo di reimpiego: la pietra è di epoca romana e doveva non essere integra fin dall’inizio, ma è stata lavorata successivamente», come illustrato da Marco D'Attanasio. «La lastra, invece, è una delle poche testimonianze superstiti dell’arredo scultoreo della fase altomedievale, carolingia, della chiesa di Campovalano. Ha due imposte, che probabilmente non sono state realizzate per essere aperte». Particolare cura è stata posta al restauro, curato da Mignemi: «La lastra aveva un danno legato a uno spacco che correva in senso verticale e una lacuna importante nella parte bassa. È stato perciò fatto un rilievo 3D ed è stato integrato l’elemento mancante con una resina particolare stampata e pigmentata. La ricostruzione è addossata al lapideo con due calamite, in modo da poter essere rimossa in ogni momento. Anche le lesioni sulle transenne sono state consolidate con delle resine ed è stato fatto un lavoro di pulitura e riequilibratura con il laser, per poi passare alle stuccature e all’applicazione di protettivi».
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