Duomo, lavori al via entro il 2019

31 Dicembre 2018

Finarelli (Mibact) lo ha annunciato in tv a “BellItalia”. Decisivo l’intervento di Petrocchi su Mattarella

L’AQUILA. Il 2019 potrebbe essere l'anno dell'inizio dei lavori per la ricostruzione della cattedrale di San Massimo. Il rischio che possa essere l'ennesimo annuncio (tra il 2017 e il 2018 ce ne sono stati diversi) è reale anche se questa volta a farlo è stato l'architetto Claudio Finarelli, del segretariato regionale Mibact (da non confondere con la Soprintendenza unica del cratere) nel corso della trasmissione BellItalia, andata in onda sabato su Rai Tre. Il servizio della sede regionale Rai, ma andato in onda su tutto il territorio nazionale, è stato curato da Antimo Amore. La notizia è stata ripresa ieri mattina sulla pagina facebook del Segretariato sulla quale è comparsa la scritta “Annuncio importante per il Duomo di San Massimo”. Il servizio Rai in realtà era dedicato al restauro della chiesa di Santa Maria del Suffragio (Anime Sante). L'edificio sacro ristrutturato grazie anche ai fondi del governo francese è stato ufficialmente riaperto il 6 dicembre scorso alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. E proprio nel contesto di quella visita l'arcivescovo, cardinale Giuseppe Petrocchi, chiese a Mattarella di entrare pure nella cattedrale per vedere lo stato di degrado in cui versa uno dei simboli dell'Aquila. Il Presidente non ha strumenti specifici per intervenire, ma Petrocchi fece capire che il Capo dello Stato, pur non facendo dichiarazioni né pubbliche e né private, non era rimasto insensibile al “grido di dolore” per un monumento che dopo 10 anni è come (anzi forse è peggiorato) lo ha ridotto il terremoto del 6 aprile 2009. È noto che l'arcivescovo ha detto più volte che un'eventuale visita di Papa Francesco all'Aquila è legata proprio all'avvio della ricostruzione della cattedrale. Petrocchi quindi, pur senza gesti clamorosi, ha messo in campo il Papa e il Presidente Mattarella per far sì che chi deve operare nel concreto abbia almeno un po’ di fiato sul collo. Sul perché dei ritardi è stato detto e scritto: norme confuse, ripicche tra enti e istituzioni, progetti fatti e da rifare. E una burocrazia che sguazza tra i cavilli. L'architetto del Mibact a BellItalia, buttando il cuore oltre l'ostacolo, ha detto di avere «motivata speranza che nel giro di qualche mese si possano appaltare i lavori». Chissà che non sia la volta buona.
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