Duomo, si cerca la tomba del martire San Massimo

Ipotesi suggestiva dopo l’annuncio del ritrovamento di alcune sepolture Le reliquie traslate nella cattedrale nel 1256 non furono mai individuate
L’AQUILA. Potrebbero appartenere a San Massimo d’Aveia, il patrono della città, i resti di una delle tre sepolture rinvenute in una cripta sotto il pavimento della cattedrale durante le indagini preliminari, necessarie per l’avvio dei lavori di ricostruzione post-sisma, di cui il Centro ha dato notizia ieri. Secondo fonti storiche, infatti, le reliquie del santo furono spostate all’Aquila, appena fondata, nel 1256 e tumulate nella cattedrale dedicata a lui e a San Giorgio, ma da allora non se n’è più avuta notizia. Neanche le ricerche disposte all’epoca dell’arcivescovo Peressin sono riuscite a recuperare le reliquie che avrebbero un particolare significato per la diocesi.
A svelare il mistero e a realizzare quello che era il “sogno” dell’allora presule potrebbero essere i due cilindri in piombo, rinvenuti insieme ai resti. I contenitori, infatti, venivano utilizzati per preservare i documenti relativi all’identità dei prelati sepolti e ancora oggi è consuetudine posizionarli al fianco dei corpi di vescovi e cardinali. Le spoglie ritrovate sotto alla pavimentazione della chiesa, insieme ai cilindri, saranno prelevate dagli esperti della Soprintendenza per essere analizzate. Intanto, negli ambienti ecclesiastici la notizia è stata accolta con entusiasmo, come spiega don Claudio Tracanna, incaricato per le comunicazioni sociali della Conferenza episcopale Abruzzo-Molise. «I ritrovamenti sono molto interessanti in quanto potrebbero aggiungere dati importanti alla storia della diocesi e della città», spiega. «L’arcivescovo Peressin aveva il sogno di ritrovare il corpo di San Massimo. Del corpo del patrono, infatti, traslato dalla cattedrale omonima di Civita di Bagno all’Aquila, si persero le tracce a causa dei terremoti che distrussero la stessa cattedrale». Dopo la distruzione di Aveia da parte dei Longobardi nel VI secolo, le reliquie di San Massimo furono portate a Forcona, dove venne eretta una cattedrale in suo nome, che fu sede della diocesi sino al 1257, quando la diocesi fu spostata nella neonata città dell’Aquila, fondata nel 1254. «Negli anni ’90, dunque, Peressin iniziò gli scavi sotto la chiesa con l’obiettivo di ritrovare le ossa del Santo», continua don Claudio. «Dopo aver recuperato una parte della cripta però i lavori furono interrotti in quanto avrebbero potuto compromettere la stabilità dell’altare maggiore. In tale occasione vennero ritrovati circa una ventina di corpi che furono ricomposti e sepolti nella parte della cripta recuperata allora. Si trattava di ossa di alcuni canonici del capitolo metropolitano». Ora il desiderio di tutti sarebbe quello di poter vedere avverarsi il sogno di Peressin. «Speriamo che oltre la distruzione», conclude don Claudio, «il sisma possa regalarci qualche buona sorpresa».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

