E 6mila alunni sperano nell’effetto-Bergoglio

La “Commissione oltre il Musp” scrive al Santo Padre: appello per sbloccare la ricostruzione scolastica
L’AQUILA. La svolta per la ricostruzione delle scuole pubbliche, che non portò la visita del Presidente Sergio Mattarella, si spera che possa avvenire con Papa Francesco. La “Commissione oltre il Musp” scrive al pontefice alla vigilia del suo arrivo all’Aquila. Una lettera per richiamare l’attenzione sugli studenti ancora costretti a svolgere attività didattiche nei “Moduli ad uso scolastico provvisorio”, appunto i Musp, «la cui P è mutata, diventando la P di “permanente”», lamenta Silvia Frezza, insegnante referente della Commissione.
«Dopo il terremoto circa seimila alunni delle scuole d’infanzia, primaria e secondaria di primo grado si sono dovuti spostare in 36 Musp», sottolinea l’insegnate, «dopo 13 anni sono appena due i plessi scolastici ricostruiti, nella frazione di Arischia e a Pettino: viene da sé che solo una piccola percentuale di alunni sia tornata in una scuola vera e propria».
Una questione messa ben in evidenza nella lettera al Papa: «Mentre le scuole private e cattoliche sono state ricostruite e sono meravigliose, quelle pubbliche no, tranne due: ancora, dopo 13 anni, noi facciamo scuola nelle lamiere! La nostra è una scuola d’eccellenza, ma la comunità scolastica soffre la mancanza di strutture idonee per assicurare lo svolgimento di una didattica accogliente, inclusiva e all’avanguardia. Nella maggior parte dei Musp non ci sono palestre, biblioteche, refettori, laboratori. Nel periodo pandemico abbiamo sofferto la penuria di spazi idonei per contrastare l’emergenza sanitaria, ci siamo inventate aule verdi, laboratori diffusi, mensa all’aperto».
La lettera indirizzata a Bergoglio ricorda che «tre anni fa, nel decimo anniversario del terremoto, venne all’Aquila il Presidente Mattarella: rimase attonito nel constatare l’anno zero della ricostruzione scolastica pubblica nel cratere». Allora si accesero i riflettori: «Ci fu addirittura un incontro a Palazzo Chigi, ma non arrivò la svolta che auspicavamo».
Di qui la lettera-appello al pontefice. «Lei, caro Papa Francesco, si è spesso, anzi sempre, espresso a favore dei soggetti più fragili», scrive la Commissione, «possiamo considerare tali quelli che oggi all’Aquila, dopo 13 anni, ancora non hanno una scuola? Chissà se la sua venuta nella nostra meravigliosa città risveglierà quel senso di responsabilità accantonando incapacità e ritardi, e favorendo operatività e giustizia sociale?». Insomma, se la svolta non è arrivata con la visita della massima carica dello Stato, si è costretti a sperare, non senza un pizzico di amara ironia, che la presenza del capo della Chiesa produca un miracolo.(a.r.)
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