E a Celano un’esperta analizza le telefonate

L’altra inchiesta: quattro mesi per trascrivere le intercettazioni. Il Pd: «L’Ente si costituisca in tribunale»
CELANO. Affidato l’incarico per le trascrizioni delle intercettazioni riguardanti l’inchiesta sugli appalti al Comune di Celano. Se ne occuperà il perito Irene Ranalli dell’Aquila: avrà a disposizione quattro mesi per portare a termine la nuova trascrizione dei dialoghi intercettati dagli investigatori. Intanto, dal Pd arriva la richiesta di costituzione di parte civile da parte del Comune: «L’Ente è parte lesa è va tutelato». L’udienza è stata aggiornata all’8 maggio. Ieri davanti al gup del tribunale di Avezzano, Daria Lombardi, sono comparsi gli imputati nell’inchiesta “Acqua fresca” che vede sotto accusa, oltre al sindaco Settimio Santilli e all’ex vicesindaco, Filippo Piccone, altre 31 persone, tra amministratori, dirigenti comunali, professionisti e imprenditori. La vicenda ruota attorno a una ipotesi accusatoria secondo cui in Comune vigeva «un sistema corruttivo e clientelare, fondato su amicizie e conoscenze tra gli amministratori del bene pubblico e una cerchia di cittadini o imprenditori locali». Nel corso dell’udienza precedente, le difese avevano richiesto la trascrizione delle intercettazioni da parte di un perito tecnico. Lo scopo è quello di escludere, in sede di eventuale processo, conversazioni che possano prestarsi «a fraintendimenti o a interpretazioni sbagliate». «Non abbiamo ancora notizie circa l’opportunità, da parte del Comune, parte lesa, di partecipare attivamente alle udienze tramite una propria costituzione in giudizio a tutela e garanzia di terzietà e dei diritti dell’intera comunità celanese», afferma il segretario Pd, Ermanno Natalini, «la partecipazione dell’Ente, sin dalle prime battute, mediante costituzione in giudizio, sarebbe opportuna e necessaria per distinguere l’eventuale responsabilità penale, che è sempre personale, degli amministratori coinvolti, dallo stesso Comune quale diverso e distinto soggetto che, senza dubbio, è parte lesa e danneggiata. Fatti gravi che hanno richiamato l’attenzione anche della Direzione investigativa antimafia (Dia) nella nota relazione al Parlamento». (p.g.)

