E dopo 74 anni salta il rito a San Rocco
Niente processione per soli uomini. L’antropologo Di Renzo: «È la prima volta che accade»
AVEZZANO. Il coronavirus blocca per la prima volta la festa di San Giuseppe a San Rocco. Dal 1946, anno in cui venne istituito il rito, non era mai capitato che il tradizionale appuntamento riservato solo agli uomini non si tenesse nel quartiere di Avezzano. Don Adriano Principe, parroco di San Rocco, ha dovuto annunciare a tutti i fedeli che alla luce del decreto della Cei la celebrazione eucaristica non poteva tenersi.
«Non potremo vedere la chiesa piena di uomini che si confessano, partecipano alla messa di buon mattino e che cantano a squarciagola nel corteo della fede», ha precisato il religioso, «a me piange il cuore e sono profondamente addolorato per questo».
Ma don Adriano, per non far mancare la parola di Dio ai suoi fedeli, ha celebrato ieri una messa trasmessa in diretta Facebook. Solo che il popolare social non ha potuto trasmettere le stesse emozioni di una festa popolare che da decenni, all’alba, riuniva gli uomini. Tutti si ritrovavano in chiesa alle 5 del mattino, fino alla processione animata dagli storici canti lungo le strade di San Rocco.
«Credo di poter dire che non c’è mai stata alcuna interruzione di questo rito», ha evidenziato l’antropologo Ernesto Di Renzo, residente nel quartiere e che ha realizzato anche una pubblicazione su questa particolare tradizione, «dal momento in cui è stato istituito, era il 1946, non ha mai conosciuto interruzioni. È stato celebrato sempre, in ogni condizione e in ogni contesto, fin dall’istituzione da parte dei padri Giuseppini. È chiaro che vista la situazione non si poteva fare altrimenti. In linea generale, le interruzioni e le sospensioni non fanno mai bene al proseguimento dei fenomeni, di qualsiasi tipo. Ora non si possono fare previsioni su quello che accadrà il prossimo anno, ma nel caso di questo rito in particolare, a mio avviso, potrebbe servire a rinforzare nei frequentanti la volontà partecipativa. Più che nuocere o ledere, potrebbe svolgere la funzione di aumentare la fruibilità dei partecipanti. E poi si tratta di un rito particolare perché permette la ricomposizione di una comunità maschile disgregata, una comunità del noi che oltre a generare un’appartenenza territoriale fornisce una gratificazione altrove non possibile». (e.b.)
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