E i lavori ripartono dai restauri del 1918

L’architetto Marchetti: «Fu il Biolchi, 80 anni fa, a valorizzare questo gioiello unico in tutto Abruzzo»
L’AQUILA. La chiesa di Santa Giusta a Bazzano è arrivata a noi grazie a un importante restauro eseguito 80 anni fa dall’architetto Biolchi, soprintendente del ministero della Pubblica Istruzione quando ancora non esisteva la Direzione regionale dei Beni paesaggistici e architettonici. Un lavoro che è entrato nella storia del restauro italiano, come San Clemente o San Pietro in Alba Fucens, e altri ancora restaurati negli anni ’20-’30-’40.
Dottor Marchetti, il lavoro del Biolchi ancora oggi è una base di partenza per il recupero post-sisma della chiesa.
«Il Biolchi trovò questo gioello e lo ristrutturò portandolo come lo vediamo oggi, con letture critiche che fanno da base anche ai nostri interventi. Infatti il nostro intervento non è soltanto di restauro strutturale, ma anche d'interpretazione del restauro del Biolchi, che fa parte della storia del restauro. Noi stiamo tenendo conto delle scelte dell'intervento di restauro fatto nel 1918».
Che tipo d’interventi fece in particolare?
«Ad esempio, la parte dietro al presbiterio era un rudere a cielo aperto, su di esso il Biolchi intervenne ricostruendo la parte mancante e il tetto, ma lasciando ben evidente il segno del rudere originario. Dopo 80 anni il suo lavoro di recupero della chiesa di Santa Giusta resta un punto di riferimento per i restauratori, e noi manterremo intatto il suo lavoro. Tra l'altro l'unicità di questo tipo di monumenti presuppone una competenza da parte delle imprese, ma soprattutto attenzione particolare alla lettura della lesione del sisma e degli interventi di restauro successivi, che noi non abbiamo ricomposto modificando solo il minimo indispensabile per garantire l'originalità storica del monumento. Rispetto ai tempi del progetto, questo comporta anche tempi di "comprensione", perché la chiesa è un laboratorio di per sè». (m.g.)
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