E i ristoranti vogliono aprire a cena

Appelli da Sulmona a Castel di Sangro: «La sicurezza è garantita anche la sera»
SULMONA. I ristoratori della Valle Peligna sono pronti a riaprire anche la sera. E lo dicono alla luce dell’ipotesi del Comitato tecnico scientifico nazionale di far ripartire le attività anche per la cena. «Riprendere il lavoro anche a cena sarebbe un completamento del nostro servizio», afferma Clemente Maiorano dello storico ristorante Clemente di Sulmona, «col ritorno in zona gialla abbiamo iniziato anche con l’asporto la sera, ma non c’è moltissima richiesta. Domenica abbiamo visto la prima giornata di lavoro dopo 4 mesi e abbiamo percepito l’entusiasmo della gente. Le regole da seguire sono tante e dobbiamo anche fare i supervisori. Ma la sicurezza c’è, siamo pronti a ricominciare a farlo anche la sera».
Per Fabrizio Centofanti e Alberto Di Placido del ristorante San Filippo 63 l’ipotesi del Cts potrebbe scontrarsi con la preoccupazione dei clienti. «Non è facile organizzare tutto per riaprire la sera», precisano, «e poi la situazione non è rosea a livello regionale: con questa preoccupazione costante, quanta gente può venire a cena? Noi per ora facciamo asporto, se ci dovessero dare la possibilità di riaprire la sera saremmo pronti a valutarla».
Al ristorante il Giardino di Pratola Peligna c’è voglia di ripartire. «Siamo pronti a ripartire anche la sera», sottolinea Maria D’Angelo, «siamo fermi da un anno e il periodo è quello che è. Noi lavoriamo poco con il giornaliero e molto con banchetti, compleanni, feste e cerimonie, che si fanno per lo più la sera. Domenica abbiamo aperto e non è anadata benissimo, ma ne eravamo coscienti. Speriamo in questo nuovo anno».
Luciana D’Amico della Lanterna di Castel di Sangro ha organizzato il suo lavoro sull’asporto e ha deciso di non riaprire a pranzo. «C’è ancora troppa incertezza», evidenzia, «siamo una pizzeria e il nostro lavoro è quasi tutto serale: saremmo felicissimi di poter riaprire. Però siamo anche rattristati dal fatto che la situazione dei contagi non migliora e continuiamo a essere uno dei settori tra i più penalizzati. Il periodo di fermo è stato troppo lungo e i ristori sono stati un contentino».
Difficile la situazione anche a Roccaraso. «Magari potessimo riaprire a cena, noi saremmo prontissimi», commenta Carlo Conti del ristorante La tavernetta, «qui ci hanno ammazzato economicamente. Abbiamo aperto solo il mese di agosto, poi è finita. La ristorazione funziona la sera, non a mezzogiorno. Abbiamo aperto, qualcosa abbiamo fatto, ma la gente vuole andare a cena fuori, non a pranzo. Speriamo di poter tornare presto a lavorare come si deve anche perché stiamo ancora aspettando i ristori». (e.b.)

