E il procuratore Giudice sventò i ventilati tagli

AVEZZANO. Il tribunale di Avezzano venne istituito il primo maggio 1862. A presiederlo per primo fu Teobaldo Sergente, ma dopo poco fu trasferito a Melfi. Gli subentrò Nicolantonio Russo Manno. Oltre...
AVEZZANO. Il tribunale di Avezzano venne istituito il primo maggio 1862. A presiederlo per primo fu Teobaldo Sergente, ma dopo poco fu trasferito a Melfi.
Gli subentrò Nicolantonio Russo Manno. Oltre che dal presidente, il tribunale era composto dal procuratore, Antonio Giudice; dai giudici Crescenzo Recchia, con la delega di giudice istruttore, e Orazio Priore; dal cancelliere Gaetano Giammaria; dai segretari della Procura, Giuseppe Faralla, Raffaele D’Ortenzio e Giustino Gentile; dai segretari del tribunale Giuseppe Mariani, Angelo Cristini e Giuseppe Vannelli.
Dell’organico facevano parte anche due uscieri e tre portieri. Il 5 gennaio 1863, Antonio Giudice, procuratore del re, pronunciò il discorso inaugurale dell’anno giudiziario.
Un discorso nel quale il magistrato, oltre a dare conto dell’attività svolta dal tribunale nell’anno precedente e a confidare in un completamento dell’organico per procedere più speditamente nell’amministrazione della giustizia, si soffermò ampiamente sulle ragioni che avevano portato all’istituzione del tribunale di Avezzano. Ragioni storiche, culturali, demografiche, sociali ed economiche.
«È un tribunale al servizio delle popolazioni della Marsica», afferma il procuratore, «i cui antenati furono quei valorosi Marsi che, insieme ad altri popoli italici, messi a capo della guerra sociale, contribuirono a italianizzare Roma. Le tradizioni di questo popolo, le denominazioni latine dei luoghi ancora conservate, le antiche opere restaurate e i resti di monumenti di epoca preistorica e romana, ci parlano eloquentemente del nostro diritto. La funzione di un tribunale», spiega ancora il procuratore Giudice nella sua relazione, «è quello di ravvicinare sempre più il magistrato al popolo, di far sì che la giustizia non soffra ritardo».
Come dire che i cittadini per avere giustizia non devono attendere decenni.
Il tribunale di Avezzano, secondo il procuratore Giudice, rispondeva a questa esigenza. Il circondario di Avezzano, infatti, abbracciava un territorio molto vasto. Vi facevano parte ben otto mandamenti: Avezzano, Celano, Pescina, Tagliacozzo, Civitella Roveto, Trasacco, Carsoli e Gioia dei Marsi. Stando alla relazione del procuratore, nel periodo compreso tra il primo maggio e il 31 dicembre 1862, i processi celebrati dal tribunale di Avezzano erano stati 1.416, di cui 859 civili e 557 penali. E avrebbero potuto essere molti di più se il numero degli impiegati nelle segreterie non fosse stato insufficiente.
«Il moto generale dell’industria e del commercio», sottolinea il procuratore, «che sarà animato dalle libertà conquistate e i miglioramenti economici locali, che si otterranno dalla ferrovia e dal prosciugamento del Fucino, aumenteranno a dismisura i rapporti giuridici in queste contrade».
Nelle stesse ore in cui il procuratore, pronunciando il discorso di inaugurazione dell’anno giudiziario, sottolineava l’assoluta necessità per un territorio così vasto come la Marsica di disporre di un tribunale, il governo si proponeva di riorganizzare il sistema giudiziario, tagliando alcuni dei 142 tribunali circondariali, tra i quali rientrava anche quello di Avezzano.
Questo Antonio Giudice lo sapeva e la sua relazione, che venne anche pubblicata, deve aver contribuito non poco a scongiurare questo pericolo. Per oltre 150 anni tutti i governi ne hanno tenuto conto.
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