E nel Pd volano gli stracci Pietrucci accusa la triade

30 Giugno 2017

Il consigliere regionale: «In tutte le iniziative c’erano Cialente, Pezzopane e Lolli Gli elettori hanno capito che non ci sarebbe stata discontinuità tra vecchio e nuovo» 

L’AQUILA. Una sconfitta studiata a tavolino? Il Pd alla resa dei conti. Sono volati stracci nel vertice convocato dal segretario comunale, Stefano Albano, a cui hanno preso parte i massimi esponenti del partito.
Intorno al tavolo, nella riunione fiume, terminata a notte inoltrata, per fare luce sui deludenti risultati del voto di domenica scorsa, Americo Di Benedetto, Giovanni Lolli, Massimo Cialente, Stefania Pezzopane e Pierapolo Pietrucci, oltre ai consiglieri uscenti e alle new entry. La caccia ai 4.000 voti persi in quindici giorni si è consumata tra accuse, ritorsioni personali e un progressivo disimpegno che ha indebolito la posizione del candidato sindaco. Sempre più marcata la divisione tra la vecchia guardia e i giovani, che scalpitano per avere un posto al sole.
POCA DISCONTINUITÀ. La storia parte da lontano. Dal risultato delle primarie, già di per sé una sorpresa, con il favorito, Pietrucci, uomo di sinistra e giovane leva dei democratici, sorpassato dal renziano Di Benedetto, un moderato, di estrazione democristiana. Ed è qui, secondo l'analisi emersa ieri, che si è consumato il primo strappo all'interno del Pd, con la vittoria inaspettata di Di Benedetto. È stato lo stesso Pietrucci a parlare di «una sconfitta che parte da lontano. Il segnale era arrivato chiaro con il voto a cui hanno partecipato esponenti del centrodestra ed eredi della Dc che vedevano in Di Benedetto una discontinuità con il decennio di governo di sinistra. Ma poi quei voti se li sono ripresi».
Pietrucci ha aggiunto: «Molti elettori hanno notato che in tutte le iniziative di Chicco (Di Benedetto) erano presenti Lolli, Cialente e la Pezzopane. E Biondi non ha fatto altro che sottolineare questo legame, che ha fatto filtrare un messaggio di estrema vicinanza con la vecchia dirigenza».
I DUBBI DI CIALENTE. Parole soppesate dal sindaco uscente, Massimo Cialente che, in riferimento all'appoggio di Pietrucci a Di Benedetto, nel ballotaggio ha dichiarato: «Si, è vero. Ha partecipato ai comizi, ma sempre tra il pubblico, sempre. A tutti quelli ai quali ha potuto, cioè quasi tutti», ha sottolineato Cialente, invitando ad indagare «su come ha fatto l'elettorato a capire che voleva il cambiamento tra l'11 e il 25 giugno». Domande che lasciano aperto il dubbio sul disimpegno di una parte del centrosinistra, che avrebbe portato ai 4.000 voti di scarto, spianando la strada a Biondi.
MESSI DA PARTE. Dura la posizione dell'ex presidente del consiglio comunale, Carlo Benedetti. «La vecchia guardia è stata messa da parte», ha dichiarato senza mezzi termini, «eppure siamo stati gli unici a traghettare voti alla coalizione. Il vantaggio iniziale è stato solo frutto del risultato portato a casa dalla vecchia amministrazione. Siamo stati noi i maggiori trascinatori di consensi. Paradossalmente, Biondi ha fatto una campagna elettorale utilizzando una politica di sinistra, andando tra la gente, nei quartieri, ascoltando le persone, mentre Americo, che è uomo di grande valore e spessore, ha avuto un'organizzazione di bassissimo livello. E questo è un dato di fatto. Non solo. Ha oscurato anche il lavoro di chi, come me, è stato in prima fila per L'Aquila. È stata messa all'angolo la generazione di quanti hanno lavorato anni per questa città, facendo spazio agli inesperti».
E ADESSO? Ricomporre i cocci. Questo il tentativo messo in piedi nel primo vertice del Pd dopo le elezioni. Ma le posizioni, al momento, sembrano distanti. Tanto sulla guida futura del partito e sul ruolo che l'opposizione dovrà giocare in consiglio comunale, quanto sulle prospettive che potrebbero aprirsi con le politiche del 2018 e le regionali, tra due anni. Il balletto dei nomi ricomincia. E la scelta delle candidature sarà tutt'altro che facile.
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