E rinasce anche la chiesa di San Silvestro

Dopo sette anni di attesa partono i lavori: restauri di dipinti di pregio per 6 milioni e 700mila euro
L’AQUILA. I tubi Innocenti nascondono quasi completamente la visuale, ma non riescono a coprire la bellezza di una delle chiese più care agli aquilani. Ci sono voluti più di sette anni, da quel 6 aprile 2009, ma anche a San Silvestro, in pieno centro storico, nonostante l’accapigliarsi delle ditte per una gara d’appalto milionaria, sono finalmente cominciati i lavori di ristrutturazione. Bisognerà aspettare forse il 2019, tuttavia, prima di poter tornare all’interno della chiesa. Ad annunciare l’inizio dei lavori è il direttore regionale ai Beni culturali, Berardino Di Vincenzo, che ha lavorato in stretta collaborazione con il rup, Leonello Piccinini, la storica dell’arte, Biancamaria Colasacco e il direttore dei lavori, Marcello Marchetti.
«Questo è uno dei simboli della città e al suo interno ci sono gli affreschi del maestro di Beffi e la cappella Branconio su cui lavorò molto probabilmente lo stesso Raffaello», spiega Di Vincenzo. «Questa contiene affreschi di grande valore, oltre che un apparato decorativo di marmi derivanti in gran parte dall’Africa». La chiesa venne edificata nel XIV secolo dagli abitanti di Collebrincioni nel luogo dove era situata una precedente costruzione duecentesca. «I primi lavori di consolidamento dell’edificio, nel 2012 costarono un milione di euro», continua il direttore, «e ci permisero di mettere in sicurezza la facciata, il rosone, una porzione della torre campanaria e le prime tre archeggiate delle navate, con rifacimento del tetto». I problemi, tuttavia, sono arrivati subito dopo. «Nel 2012 abbiamo fatto il progetto complessivo del restauro che ammontava a 6 milioni 700mila euro. L’aggiudicazione di questo lotto di intervento è del 2013, ma a causa di una serie di ricorsi, abbiamo dovuto aspettare la sentenza definitiva del Consiglio di Stato di febbraio scorso per aggiudicare i lavori alla terza ditta vincitrice della gara d’appalto, la Gaspari di Ascoli Piceno, la stessa che ha fatto i lavori del primo lotto». I lavori sono cominciati da due mesi, ma per la fine dei lavori bisognerà aspettare almeno tre anni. «Il terremoto ci ha consegnato questa chiesa a cinque secondi dal crollo totale», come precisa Marchetti. «È stata gravemente lesionata, ma era rimasta in piedi». Particolare attenzione è stata posta al recupero del rosone, in parte coperto da un intervento pre sisma: «Era stata inserita verso l’interno della chiesa una struttura di metallo che disturbava molto il suo disegno elegante e leggero. Mantenendo gli stessi agganci in acciaio Inox sulle pietre è stata sostituita questa struttura, con una di forma più simile a quella dell’esterno». Anche la facciata sarà oggetto di particolare attenzione. «Cercheremo di recuperare interamente il paramento aquilano che per dimensione, caratteristiche e bellezza, è forse l’esemplare più esteso di questo rivestimento in città». E durante i lavori non è mancata una sorpresa: «È stato trovato un affresco che rappresenta San Cristoforo che non era visibile prima e che sicuramente risale a una fase molto antica».
Michela Corridore
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