Ecco i dieci sospettati per la truffa della neve

8 Novembre 2014

L’AQUILA. Sono dieci, sette funzionari e tre titolari di aziende di servizi sgombraneve e salatura, le persone finite sotto accusa per quella che è stata battezzata la «truffa della neve». Si tratta...

L’AQUILA. Sono dieci, sette funzionari e tre titolari di aziende di servizi sgombraneve e salatura, le persone finite sotto accusa per quella che è stata battezzata la «truffa della neve».

Si tratta di Gianfranco Di Meo, responsabile degli autoparchi del settore Viabilità, Giovanni Pela, geometra dello stesso settore, Francesco Fucetola, dirigente del settore viabilità, Giuseppe Di Berardini, geometra del settore, Antonio Rosanò, ingegnere dell’area, Marco Zaccagnini, funzionario. Antonio Letterio, capocantiere, suo figlio, amministratore unico della ditta Ledisa, Felice De Bernardinis, titolare dell’omonima ditta e Gilles Panepucci, anche lui titolare dell’omonima ditta.

Sono assistiti dagli avvocati Ferdinando e Manuela Paone ed Elena Cipolloni.

A vario titolo, dovranno rispondere di abuso d’ufficio, peculato, falso ideologico e truffa aggravata ai danni dello Stato per aver falsamente attestato operazioni di carattere straordinario nella riapertura di alcune strade provinciali a seguito dell’abbondantissima nevicata del febbraio 2012.

L’abuso d’ufficio continuato in concorso si configurerebbe, come spiega una nota della polizia giudiziaria, «per la violazione del principio costituzionale di imparzialità e di buon andamento della P.A. al fine di avvantaggiare il titolare di una ditta privata affidataria dei servizi sgombraneve e salatura». Uno dei funzionari provinciali, si legge sempre nella nota, è risultato essere anche titolare dell’incarico di rendicontazione e controllo di una ditta in cui egli stesso aveva una quota in partecipazione.

Il peculato si configura perché gli indagati si sarebbero «appropriati indebitamente di beni dell’amministrazione provinciale» e li avrebbero ceduti a terzi.

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