Ecomafia, si vuole il reato di omicidio da profitto

SULMONA. «Dopo il reato di omicidio stradale andrebbe introdotto il reato di omicidio da profitto per tutti coloro che non rispettano le regole e fanno morire i lavoratori». La proposta parte da...
SULMONA. «Dopo il reato di omicidio stradale andrebbe introdotto il reato di omicidio da profitto per tutti coloro che non rispettano le regole e fanno morire i lavoratori». La proposta parte da Sulmona, dal segretario nazionale Uil, Carmelo Barbagallo, intervenuto ieri mattina al seminario di criminologia sul tema “Ecomafia e agromafia: analisi, riflessioni, proposte”, promosso dall’associazione Vittime del dovere Onlus, Uil Abruzzo ed Esecutivo di Sulmona dell’Ipa (International police association). Un messaggio chiaro quello lanciato dal numero uno della Uil, il quale ha sottolineato che «più diffusa sarà la legalità e meno si piangeranno morti e vittime del dovere. Sicurezza e lavoro sono priorità assolute», ha detto Barbagallo. Che ha aggiunto: «L’alternativa morire di fame o morire di cancro è sbagliata perché non aiuta a ragionare su temi tanto complessi quanto delicati. Le aziende che hanno inquinato devono rimanere sul territorio e utilizzare i loro profitti anche per le azioni di bonifica». Un seminario che si è aperta con il ricordo di Roberto Mancini, il poliziotto della Terra dei fuochi morto nel 2014, divenuto la figura simbolo della lotta all’inquinamento di origine mafiosa, davanti a una platea folta composta da autorità, cittadini, studenti e allievi della Scuola di polizia penitenziaria di Sulmona. Tra i relatori anche il procuratore della Repubblica di Sulmona, Giuseppe Bellelli, il quale ha sottolineato che dietro l’aggressione all’ambiente ci sono le regole del mercato: «Su questo fronte deve svolgersi l’attività investigativa, dalla produzione dei rifiuti e dei costi per lo smaltimento che spesso vengono attenuati da parte di chi li produce rivolgendosi alle mafie e alle associazioni criminali. Una società civile più sensibile e attenta all’ambiente, con una maggiore attenzione e tensione morale, senso civico, è anche di stimolo alle forze dell’ordine e ai magistrati a ricercare notizie di reato, ad acquisire e accertare fatti approfondendoli a livello investigativo e poi processuale». (c.l.)
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